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Archivio Maggio 2004

di Pamela (09/05/2004 - 18:04)

MATTEO SA LEGGERE

 

Ho incontrato, quasi per caso, Matteo e la sua mamma. Loro stavano prendendo il treno in anticipo sul solito orario, io ne avevo appena perso uno.

La mamma di Matteo è una trentenne che dimostra diciotto anni, con lunghi capelli castani e frangia. I lineamenti sono regolari ed armonici, gli occhi grandi. Indossa sempre pantaloni e magliette aderenti.Vive con suo figlio e un papà in una piccola casa con giardino, né grande, né piccolo. Matteo, quando è bel tempo e non va a scuola, va a giocare in giardino o viene condotto sulla spiaggia.

Quando ci siamo incontrati, lei non mi dava retta. Io le parlavo e lei faceva fatica a seguirmi. Un sorriso tenero ed emozionato la illuminava. Matteo stava leggendo. Da mesi sapeva già scrivere in stampatello, ma quel giorno, per la prima volta, leggeva. Leggeva un libro. Il libro era quadrato, illustrato da disegni di un papà con baffi sottili e capelli lisci con scriminatura centrale. Il papà aveva degli attrezzi appesi alla cintura: il papà, nel libro, aggiustava delle cose, accendeva il fuoco e poi non lo so, Matteo non ha fatto in tempo a leggermelo tutto. Il libro era scritto in caratteri maiuscoli molto grandi.

Matteo compitava le lettere: “aaa ggg iiii uuu sss ttt aaa”,  la mamma riassumeva “aggiusta” e lui ripeteva: “aggiusta”. Lui ogni tanto mi diceva “stai zitta”, perché questa fatica meritava una grande attenzione. Noi due, io e la sua mamma,  dovevamo solo ascoltare lui che leggeva. Quando Matteo incontrava una “h”, ad esempio nella parola “hanno” lui diceva “Questa non c’entra niente”, intendendo dire che non aveva nessun suono. Quando è arrivato il treno, lui si è preoccupato perché temeva di non ricordarsi a che punto era arrivato con la lettura. Come faccio io solitamente, ha messo il dito indice tra le pagine, per tenere il segno.

Sui treni di pendolari, difficilmente qualcuno si alza per cedere il posto ad un bambino, anche se il percorso è breve, la maggior parte della gente scende dopo venti minuti. A volte io dico ad alta voce: “C’è qualcuno che può far sedere un bambino stanco?” ed allora si alzano in dieci, ragazzi e ragazze. Ieri siamo stati fortunati, non c’è stato bisogno di dire niente, si è alzata la mamma di una bambina più piccola, che è amica di Matteo. Matteo ha detto: “Dov’eravamo rimasti?” Aprendo il libro alla pagina in cui aveva messo il suo dito indice. Matteo ha letto il libro a noi ed alla bambina, che faceva domande sui disegni e lo distraeva dalla lettura.

Quando Matteo si è stancato di leggere e ha chiuso il libro, ha cominciato a parlare con la bambina, seduta dirimpetto a lui. La mamma ha parlato con me, ha parlato del vecchio incontrato l’altro giorno.

“Ho visto subito che non mi piaceva. Matteo è un bambino socievole, affettuoso, parla con tutti, farebbe amicizia con tutti. Io cerco di frenarlo, ma non ci riesco.”

“Devi metterlo in guardia, in qualche modo. E’ troppo fiducioso, secondo me.”

“Cerco di farlo, gli ho detto che le persone che sembrano buone, non sempre sono buone, che quando una persona gli fa tanti sorrisi e regali, non sempre gli vuole bene. Gli ho detto di non fidarsi di chi gli chiede di non raccontare qualcosa alla mamma e al papà. Gli ho chiesto di dirmi sempre tutto. Poi ho cercato di spiegargli che ci sono dei pericoli. Ogni volta lui mi ha guardato e ha detto: “Mamma, ma di cosa mi stai parlando?” Vuol dire che non capisce.”

Non ci eravamo accorta che Matteo, intanto, aveva smesso di chiacchierare con la bambina e ci stava ascoltando, con gli occhi sgranati e un’espressione interrogativa e preoccupata. Lui, che è così bravo, che prima di andare a scuola sa già leggere, che sa tutto di treni e orari, che attira sorrisi e simpatia generale,  sa che alcuni adulti possono essere pericolosi, costituire un pericolo sconosciuto,  che non riesce a capire. Sarebbe meglio crescere in fretta, essere bambini è troppo difficile.

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