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RINNOVARE IL GUARDAROBA

di Pamela (29/09/2004 - 08:14)

Se siete una ragazza qualsiasi che abita nella borgata Parioli, va spesso a Positano e Capri ove presenzia a feste su bordo piscina a picco sul mare, avete sicuramente dei grossi  problemi, condivisibili da qualsiasi lavoratrice media, accentrati in questo periodo sull’acquisto di abiti ed accessori per la stagione incombente.

Vorrei anch’io dare un contributo per risolvere in modo ottimale l’annoso problema, che rovina l’esistenza delle lavoratrici tutte, dimentiche di affitti, mutui, rate scadute e bollette inevase. L’unico dramma esistenziale che le opprime è riassumibile in poche parole: “Cosa indosserò nella prossima stagione?” Per dare una valida risposta a questo quesito, mi sono avvalsa anche dei consigli di noti stilisti e di noti maghi.

Rinnovare il guardaroba richiede un’attenta meditazione. Bisogna cominciare a meditare su questo grande evento della vita fin da piccole, imparando dalla mamma e da altri soggetti femminili, rubando con gli occhi. Se avete visto vostra madre con lo sguardo perso nel vuoto, totalmente assente e sorda ad ogni richiamo, forse ella stava pensando di rinnovare il guardaroba. Se l’avete vista in catalessi davanti all’armadio aperto, con indumenti vari sparsi intorno, ella stava meditando profondamente di rinnovare il guardaroba. Se l’avete incontrata per strada e non ha risposto al vostro saluto, non è perché fosse in compagnia di un amante non autorizzato dalla famiglia, ma perché aveva appena visto un indumento interessante allettarla da una vetrina. Se vostra madre non si comportava così, avete bisogno di uno shopping trainer, laureato in architettura o storia dell’arte e con un master sull’abbigliamento intimo femminile degli antichi romani, cioè in parole povere delle antiche romane. Che dite, non sapete nulla delle mutande delle romane? Non potete fare shopping consapevolmente ed è per questo che è indispensabile lo shopping trainer.

Se avete superato il primo esame, e siete in grado di fare shopping da sole, non crediate che sia facile. Dovete prendere un giorno di ferie, perché è d’uopo stare leggere, con lo stomaco non appesantito dalle disgustose pizzette oleate del bar all’angolo dell’ufficio, ma nutrito da sani fiocchi di orzo, rinfrescanti ed energetici. Sarà bene, nei precedenti venti giorni,  condurre una vita morigerata, con astensione dai rapporti sessuali ed è indicato un lieve digiuno accompagnato da esercizi spirituali di qualunque scuola, anche se quella di Osho è la più indicata. Naturalmente affrontare l’evento dopo un viaggio a Poona è la migliore soluzione.

Andate in giro senza portafoglio, lasciate a casa le carte di credito valide o scadute (queste ultime siete solite conservarle solo per fare scena, mentre aprite il portafoglio). Dovete entrare nei vostri negozi preferiti, che avrete accuratamente scelto nel corso degli anni e che avrete tenuto rigorosamente segreti, soprattutto alle migliori amiche. Sarete arrivate al punto di tagliare le etichette, se presenti, se avrete contemplato la possibilità di dovervi togliere una giacca con etichetta rivelante firma o negozio e doverla esporre a sguardi indiscreti.

Il giorno in cui vi sentite pronte, iniziate ai segreti misteri, purificate da ogni pensiero estraneo al mondo del fashion, fate un primo giro di ricognizione. Osservate, senza farvi vedere, i banchi dell’usato a via Sannio, passate dai cinesi di piazza Vittorio e sogguardate le graziose maglie in pura plastica misto amianto; per finire recatevi nei camerini dell’Oviesse, cariche di capi esclusivi da provare. In questo primo giro di ricognizione non dovrete assolutamente acquistare nulla. I tempi non sono maturi, avete ancora bisogno di riflessione e silenzio.

Sarà necessario smettere appena sentite i primi cenni di tachicardia. L’emozione può tradirvi, soprattutto può mettere sull’avviso le commesse dell’Upim e le cinesi dei negozi, che saranno tentate di acquistare gli abiti da voi scelti prima ancora che voi abbiate maturato la decisione irrevocabile.  Fate il più possibile le indifferenti e le disinvolte. Assicuratevi che nessuna migliore amica vi stia seguendo, ma potrebbe aver dato l’incarico anche ad un investigatore privato, riconoscibile dall’impermeabile. Non parlerò più degli impermeabili degli investigatori, perché l’argomento è già stato da me e da altri indagato ampiamente su altro blog.

E’ opportuno variare ogni tanto i negozi e le firme. Invece che a via Sannio, potreste recarvi al mercato di Torpignattara o del Tiburtino Terzo, ma va bene qualsiasi assembramento anche non organizzato di extracomunitari, con merci di dubbia provenienza elegantemente disposte sul marciapiede. Potrete utilmente provarle al disopra del vostro normale abbigliamento da shopping e con un po’ di fantasia riuscirete ad intuire l’effetto finale. Nel caso di acquisto di biancheria intima, sarà la premurosa signora del banco a prendere le misure con gli occhi, oppure potrete agevolmente indossare i reggiseni al di sopra del cappotto. Per i migliori acquisti consigliatissime le fiere di paese, una a caso la sagra del carciofo di Ladispoli, ove personalmente sono riuscita ad acquistare un paio di deliziose espadrillas dorate di due numeri diversi. Basterebbe comprimere uno dei due piedi in una scarpetta cinese apposita per qualche anno, per riuscire ad indossarle entrambe con disinvoltura. Effetto collaterale sarà un surplus di sex appeal, almeno agli occhi di cinesi tradizionalisti e un po’ feticisti.

Dopo la ricognizione è necessaria la meditazione. Tornate a casa, prendete altri giorni di ferie e andate in astrale, concentrandovi sull’accostamento dei colori, che in astrale si vedono meglio. Come conciliare un rosso cinese con un rosso americano di bancarella dell’usato? Aspettate l’illuminazione, che si presenterà sotto forma di fiore di loto rosso. Nel frattempo pregate, invocate spiriti di stilisti defunti ed eventuali angeli custodi vostri o di grandi sarti. Va da sé che dovrete intensificare il digiuno, niente patate al forno né carciofi alla giudia. Piuttosto pane azzimo e cicoria (questo è il massimo che riesco a pensare e a scrivere quando mi concentro sul digiuno, non potrei mai partecipare alle battaglie radicali).

Dopo un adeguato periodo di digiuno, quando vi sentite pronte e profondamente purificate da tutte le scorie della vita ordinaria, fate un esercizio di pensiero positivo, mettendovi davanti allo specchio e dicendo: “Io sono la più elegante del reame” Se lo specchio dice: “E con Cenerentola, come la mettiamo?” non ascoltate, non rispondete, non dategli corda.

E’ arrivato il grande giorno. Con il codazzo degli spiriti invocati, prendete l’autobus e recatevi sul posto che avete scelto. Entrate da Mas con passo sciolto (in altre città è presente Uba Uba, ma sarà possibile trovare negozi altrettanto esclusivi ovunque), prendete al volo tutti i capi che vi interessano, chiudetevi in un camerino e scegliete col sistema della margherita: “mi sta, non mi sta”mentre altre signore urlanti sfondano la porta, impazienti di provare anch’esse degli abitini. Poi di corsa, prima che gli spiriti vi abbandonino, recatevi in un altro luogo, tipo negozio cinese e fate astute domande sui tessuti. I cinesi vi sorrideranno molto e non capiranno niente, vi daranno completamente ragione, negheranno l’evidenza delle etichette e diranno: “pula seta, pulo cotone”. Voi credeteci, la realtà non è ciò che è ma ciò che sembra e se anche non lo sembra, fate uno sforzo di immaginazione, ricordando il fiore di loto, che ha la proprietà di far apparire qualsiasi cosa e qualsiasi materiale, tanto alla fine c’è il nirvana e dunque è tutto illusorio e futile.

Indirizzi dei negozi preferiti: golf di Ciccio er caciottaro, presente in vari mercati laziali, scarpe longo cammino e ciabatte infradito in gomma, quelle senza disegni, più sobrie ed eleganti, un must e un classico, rivenibili ovunque, particolarmente in negozi di casalinghi in località marine. Consigliabili anche i sandaletti per gli scogli, economici e pratici, a parte le inevitabili vesciche che provocano se indossati fuori dall’acqua e l’effetto “passeggiate sui tizzoni ardenti” se usate sull’asfalto di città. Vorrei segnalare anche l’elegante banco “Usato a 1 euro incredibile ma vero” di via Sannio, ove i capi leggermente macchiati e strappati potranno agevolmente essere recuperati con un ricamo di paillettes e sarà possibile in questo caso ottenere uno sconto. Per le borse consigliato Ching Chung a piazza Vittorio, ove sarà possibile anche acquistare cinture in puro nylon e dei deliziosi ombrelli dai disegni vistosi ma originali. Non temete di vergognarvi, aprendo l’ombrello su cui è raffigurato un drago che avvinghia una tartaruga che avvinghia un pesce. Vale la pena vergognarsi un po’, pur di essere alla moda. Da Mas o Uba Uba potrete acquistare tutto ciò che ancora manca a definire un elegante, significativo e raffinato guardaroba, che esalterà al meglio la vostra femminilità.

Per quanto riguarda i gioielli, consigliabilissimi per dare un aspetto nuovo a qualsiasi camicia da notte usata, che utilizzerete come abito da sera per le serate romantiche sul roof garden dell’Hilton, è opportuno passare da un rivenditore di biciclette o ferramenta , ove potrete provvedervi di catene di diverse dimensioni, che possono costituire un eccellente collier. Alternativamente, se volete essere originali, aspettate la pasqua ed aprite il relativo uovo. Non posso dare consigli a proposito di gioielli rinvenibili in fustini del Dash, in quanto da molti anni sono passata a detersivi più ecologici ed ignoro se fungano ancora da gioiellerie.

Ora siete pronta per qualsiasi serata in un locale esclusivo, in qualsiasi parte del mondo, compreso Portofino, Montecarlo, Zagarolo (famoso anche per un film trasgressivo) ma ricordate che la semplicità e i piedi nudi sono la cosa migliore, come imparò la moglie di Alberto Sordi in Costa Smeralda, osservando la contessa scalza.

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Intervista a cletus

di Pamela (19/09/2004 - 11:24)

 

 

 

 

 

 

 

Il soggetto può rispondere con un si accanto alla risposta esatta oppure con un breve testo

I suoi lettori si domandano chi si nasconda dietro il suo nick. Lei è:

1) un agente segreto

2) un astronauta in ferie o congedo

3) un noto uomo politico

4) altro

Sarei tentato dall'altro, ma l'orrore per la spocchia che suggerirebbe me lo

impedisce. Diciamo che non si nasconde nessuno, a volte parlo di me, in

terza persona, dandomi del Cletus. Intendo: "ciò che si vede è", sono proprio cosi. Nessuna alterazione. Pirandello in questo le potrà dare una robusta mano per comprendere il senso profondo della mia risposta.

Qual è il suo rapporto con Dio?

1) amichevole

2) cordiale

3) freddino

4) inesistente

Chi è Dio ?

A proposito, lei crede in Dio?

Leggi sopra.

In caso di risposta affermativa: Egli Le si manifesta? In caso di rsposta affermativa: Come? (suggerimenti: Frank Zappa, Carver, Isaura)

Si, quando trovo la Colombo sgombra di traffico pur essendo pieno orario di punta.

Quando ha cominciato a scrivere?

A sei mesi, avevo dei pastelli a cera con i

quali ho imbrattato di massime zen le pareti della mia culla di vimini, poi ho smesso, non ci siamo messi d'accordo con l'editore (mia madre).

Perché scrive?

A volte me lo chiedo anche io. Già, perché ? Forse perchè non posso sempre andare a correre o sentire blues, ancora non ho trovato una risposta convincente. Forse per dimenticare. Come gli alcolizzati.

Dove scrive? In quale stanza, in quale luogo, in quale situazione? (suggerimenti: vasca da bagno, feste tra amici, ristoranti, alberi)

Dappertutto. Non ho pudori di sorta. Le cose migliori, a volte, sono uscite

grazie ad una penna e ad un quadernetto che porto sempre con me, o appoggiato su una panchina del laghetto dell'eur, o sul tavolino di un bar, sufficientemente frequentato da femmine di indubbia beltade, o ancora, nelle pause del lavoro, magari mentre attendo che un cliente si liberi e mi dedichi del tempo.

Scrive a mano o a macchina o al computer?

Nessuna differenza, come capita. La macchina ? C'e' ancora una vecchia

Lettera 32 da qualche parte, qui intorno. Ma a mano si ha di più il senso dell'artigianato, il rumore sordo della penna (roller) che scorre sulla carta, indifesa…nel ricevere tutti i miei deliri calligrafici…

Quali sono i suoi autori preferiti, a parte Carver, Cortazar e Thom Jones?

Quelli che ancora non ho letto ma che saranno in grado di superarli nella mia, personalissima, classifica di gradimento.

Perché ha aperto un blog? Dove voleva arrivare?

Perche' dopo aver aperto una partita iva, il cuore di alcune donzelle, e svariati barattoli di miele, volevo provare l'effetto che fa. Non so dove mi porterà tutto ciò. So che al centro igiene mentale della ASL di competenza hanno delle liste d'attesa ragguardevoli, considerando il periodo.

1) Rimorchiarsi le blogger pischelle

2) Fare amicizia con Tiziano Scarpa, tramite Marco Candida

3) Pubblicare un libro di short stories

4) alleviare la solitudine ed il disagio esistenziale

Escluderei di getto la seconda e la quarta. La prima, perché no ? Le donne amano i tipi complicati…(non tutte, per fortuna…) La terza mi solletica, ma il mio eventuale orizzonte, posto che mi arrida la fortuna con qualche gioco d'azzardo, sarà l'autopubblicazione, se del caso.

Lei è un uomo attraente? Fascinoso? Se la risposta è positiva, che riscontri ha di questo?

Non amo questo genere di domande, passiamo alla prossima ? (dieci anni fa avrei detto ho riscontri dal numero di donne, d'età passabile, che ancora mi guardano quando ci incrociamo per strada, al bar, in un supermercato, in coda all'ufficio postale, ora….ehm…si girano quasi esclusivamente donne in quota INPS…)

Lei è un romantico o un cinico nei rapporti con l’altro sesso?

Senza dubbio la prima. Di cinico c'è il mio eterno ricascarci.

Le sue prestazioni sessuali sono:

1) inesistenti

2) scarse

3) nella media

4) sopra la media

5) travolgenti

6) altro

Altro, senz'ombra di dubbio…trovo che il Viagra dovrebbe essere mutuabile (stendiamo un velo qui, ok ? ;-) ).

Che rapporto ha con la sua auto:

1) freddino

2) affettuoso

3) indifferente

4) amichevole

5) d’amore odio

Amichevole: mi riporta sempre alla base, mi fa sentire la musica come neanche con lo stereo di casa, consuma un po’ troppo, ma certe cose non hanno prezzo.

Che rapporto ha con gli altri automobilisti?

1) rispettoso

2) dispettoso

3) aggressivo

4) feroce

Giro armato di mazzetta da 5 kg. A volte sono tentato di usarla sui parabrezza di quelli che : a) si fermano, rallentando per farsi i fatti dell'incidente avvenuto sull'altra corsia (dove, beninteso, è già arrivato di tutto a prestare soccorso: marines, vigili, ambulanze: quindi, nessun senso civico, pura curiosità da coglioni) b) coloro che parcheggiano in doppia fila,

c) quelli che hanno eletto residenza sulla terza corsia, procedendo a velocità da passeggiata sul lago, avendo libere e sgombre entrambe le due corsie alla propria destra.

La sua auto è dotata di qualche comfort? Se si, quali?

Mi sta chiedendo se ci si fa bene sesso ? Bah, volendo…

Considera le cabine telefoniche

1) utili

2) inutili

3) altro

Altro: spunti, irresistibili, per mini storie allucinanti.

Quali sono i suoi fiori preferiti, a parte i papaveri?

Gerbere, ma stranamente ogni volta che ne ho fatto dono a qualcuna è accaduto poi qualcosa di sgradevole…che portassero sfiga ? Insisto e le ho piantate in alcuni vasi: stranamente i miei cani le hanno lasciate (caso unico e raro) intonse. (usano sdraiarsi sulle azalee, loro…argh)

Qual è il contenuto del suo frigorifero, oggi?

Ehi, ma lei lavora per l'ufficio recupero imposte ? tuttavia non scantono: uva, panetto di burro comprato proprio oggi, pezzetti di parmigiano, vari barattoli contenenti salsa chili, rafano, marmellate d'ogni tipo, un sedano, 3 bottiglie di birra 1664, una bottiglia di CAVA, una cominciata di Sheweppes, una di Martini extra-dry (sono vicine, visto l'uso in contemporanea che ne faccio…). Pomodorini pachino, un tubetto di super attack (dicono che in frigo duri di più), uova scadute da 2 mesi. Nel reparto freezer, svariati vassoi di carne da fare ai ferri: lombo, syrlon, bistecche varie, alcune salsicce. Una vaschetta di Tiramisu'. Cubettiere per il ghiaccio.

I suoi cani sono

1) felici

2) tristi

3) sereni

4) altro

Boxer, non c'e' razza, e comunque felici, credo, di fare quello che vogliono, sono liberi.

Che numero deve uscire sulla ruota di Venezia a breve?

C'e' da chiederlo ? Il fottutissimo 53….141 settimane di ritardo…La gestazione di un pachiderma del pleistocene era più breve, ricordo…

Lei pensa veramente che uscirà?

No, stanno costruendoci sopra la prossima legge finanziaria.

Quali sono i suoi blog preferiti, presenti esclusi (se proprio vuole può includerli)

Blogghino, 616, Annarita Briganti e altri cui sto facendo un grosso torto nel non menzionarli.

Qual è il blog che vorrebbe vedere chiuso al più presto?

Il mio. Il CIM (centro igiene mentale ndr) paventa d'adottare il cosidetto numero chiuso. Non avrei più risorse…dopo.

Sappiamo che frequenta i corsi di Giulio Mozzi. Qual è il suo sentimento nei confronti dello scrittore? (eccezionalmente il soggetto può indicare più voci)

1) venerazione

2) semplice ammirazione

3) stima

4) indifferenza

5) odio

Venerazione. Senz'altro. Ma siete tutti troppo intelligenti per non leggervi, sotto, una sorta di captatio benevolentiae.

Con tutto il tempo che perde in giro per blog, riesce a scrivere altro?

1) molto

2) poco

3) per niente

A volte i clienti si incazzano per il ritardo nella formulazione delle offerte o delle relazioni d'intervento, inoltre non sto quasi più scrivendo altro che sia più lungo di 30-40 righe A parte quest'intervista…a proposito, "finita ?" J.

Formuli una frase che riassuma tutto quanto detto sopra.

" e per la prossima stagione vediamo di fare meno stronzate", non è mia ma letta, tanti anni fa (e citata per questo a braccio) su un libro di Bukowsky.

Ma chi è che la sta chiamando al cellulare, disturbando questa intervista?

Oh no, ancora Isaura!

Ops…scusate un momento, è importante….per me !!! J

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L'AMORE AI TEMPI DEL BLOG

di Pamela (18/09/2004 - 18:54)

"Cara, vai tu a cucinare qualcosa, approfittando che l'ora è morta per i commenti?"
"No, non posso, sto leggendo un nuovo post di robestrane. A proposito, oggi hai fatto la spesa come ti avevo chiesto?"
"No, dovevo seguire la discussione su Nazione Indiana, ero ansioso di tornare a casa. Però in frigo dovrebbe essere rimasto qualcosa"
"Quel qualcosa è finito ieri, non ricordi?"
"Allora potremmo andare a cena fuori o farci portare delle pizze."
"Se te la senti, fallo tu. Io non mi posso muovere. Non mi posso perdere i nuovi post di mauro e markelo. Guarda guarda, pure Giovanni ha postato."
"No, no, stanno litigando da Marco Candida e da giuliomozzi. Devo assolutamente dire la mia e prima devo capire qual'è, la mia."
"Vabbè, allora anche stasera saltiamo la cena. In compenso stiamo dimagrendo a vista d'occhio, senza ricorrere a cliniche costose e dietologi."
"Zitta, mi è venuto in mente il titolo del prossimo post: Blog e linea"
"A proposito caro, è tanto che volevo chiedertelo. Non mi ami più? Mi tradisci, forse? Perché non vieni più a commentare sul mio blog? Stai commentando con un'altra?"

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"VARIAZIONI SU UNA STORIA" di gino tasca

di Pamela (05/09/2004 - 22:06)

Caro Peter,

Tu lo sai che da tre anni ormai non giro più nulla.

L’ultima cosa che ho fatto – “Il tuo cuore è un’ombra cinese” – ha avuto una manciata di spettatori qui, a New York, al Swanson Theatre, ma solo perché Auster ne ha parlato nella sua rubrica sulla “Blank Review” definendolo “curioso” (detto da lui!) …

Ma forse ancor di più perché Bellow, poche pagine più in là, ha scritto che si trattava di una cacata da vomitarci sopra tutta la notte dopo che l’avevi visto … magari le parole non erano proprio queste ma il concetto sì, te lo giuro!

Non so se nel tuo buen retiro a Stygmate ti arrivi l’eco di queste fatuità ma qui, nel Centro del Mondo, si vive quasi soltanto di questo … e mi pare di vederlo quel tuo sorriso lieve mentre leggi queste fottutissime righe …

Purtroppo i soldi di mia madre sono finiti da un bel po’ di tempo e il fondo fiduciario lasciatomi (lasciatomi?!) da mio padre è amministrato da quella iena constrictor che tu ben conosci: il superebreo, l’ebreonissimo Moishe Scholem.

Chi diavolo vuoi che mi finanzi il prossimo film? Le majors cui, di un autoruncolo piscianelletto come me, non fotte proprio niente? Qualche indipendente? E finire, poi, al Sundance? …

Ma io credo di scorgere nei tuoi occhi, oltre al solito brillio d’intelligenza, questa divertita domanda “ma perché mai il mio giovane amico Eugene Puckstein mi sta raccontando tutto questo?”

Ebbene, caro Peter, credo proprio di aver trovato un soggetto che mi ha messo di nuovo in caccia (sai, vero, quello stato pulsionale e metafisico fatto di odore di carta, sudore, bruciature, pellicola, luce astratta del set…)

E sai dove l’ho stanato?

In un densissimo articolo di Susan sul supplemento del Newe York Times di domenica scorsa. Tu conosci il suo stile, no? … Lei s’allarga da una cacatina di mosca alle galassie e a Borromini, ai calembours e a Baudelaire.

Io, invece, ho subito annusato l’odore, quell’odore particolare che fa scattare il grilletto della pulsione e sparare giusto dentro al cuore della cosa.

Anche tu scrivi (lo fai ancora, vero?) e sai perfettamente che questo non vuol dire ancora niente perché - subito dopo – tutto si cancella impietosamente e il tuo libro, il tuo film diventa la faticosa, noiosa ricerca di un corpo fatto a brandelli.

Che i Santi Iside & Osiride mi assistano!

(Fossi in vena di cazzate hegeliane – che furiosa litote – ti direi che il tempo, her majesty il tempo, è già tutto stato e noi si è solo il riavvolgimento fiammeggiante della sua pellicola.)

Tu la conosci quella storia, no?

Non fare finta – ti conosco abbastanza bene per sapere che quei tuoi occhi miopi e troppo azzurri (come quelli di Samuel Beckett), quasi vuoti, non si saranno persi neanche una riga di questo plot caccaiforme fatto di tinelli lebbrosi, coiti distratti, sesso senza glamour …

Per queste cose hai un ascolto – non ho detto sguardo! – da entomologo che non ti lascia scappar via il più piccolo battito d’elitra.

Dunque, cosa abbiamo?

Il décor è quello di sempre: immaginati una iperHarlem barocca e il quadro è perfetto.

L’ambiente morale è una sorta di De Sade come fosse un tic.

Lei, Madelyne, appena respira la picchiano e, non molto dopo, la fottono e poi la picchiano ancora e poi ancora se la fottono e questa diastole araldica è il suo stemma.

A tredici anni sente la vocazione e comincia a darla via in un grande isolato abbandonato di Kingdom Avenue usando un materasso che ha trovato lì e che sa di piscio di ratto. Con i primi soldini affitta una stanza da Suor Prudenthia, una coltissima Madame che sa tutto ma proprio tutto su come una fichetta così carina possa non far vedere i chili di troppo che la ingrossano troppo spesso.

Madelyne non si fa più vedere a casa perché il paparino sempreduro e puttaniere la picchierebbe e fotterebbe … ah, e di sicuro le vuoterebbe la borsetta.

Ma di una cosa è grata a quel suo padre: le ha fatto capire quanto merdosi siano i maschi, tutti i maschi e se ne tiene alla larga … oh dio, non proprio del tutto: il suo Sexy Phoebus se lo tiene caro perché lui è il suo pappone e la picchia solo un paio di volte al mese, quando ha bevuto troppo gin.

Ma nel ’62 – cazzo! – resta incinta chissà di che o di chi e non essendo la brufolosa vergine maria (che seppe sfruttare la cosa in ben altra maniera) deve metter in moto quella sua testolina afro per venirne fuori ma non al solito modo … questa volte niente ferri da calza e, soprattutto, niente gloria dei cassonetti.

E, allora, oplà. Scodella il marmocchio Gregory e mette in opera un raffinato sottosistema fatto di sussidio per ragazze madri + puttanaggio + vita grado zero.

(Sai, vero, che un qualsiasi Victor Hugo o uno Spielberg qui ci ficcherebbe una scena così larmoyante da far sciogliere la cosina a Lady Diana o a Madre Calcutta? … Madelyne che si fa fottere mentre con la mano culla il suo bimbo …)

Poi in questo suo tran tran stropicciato non cambia quasi più nulla (sì, c’è Sabrina nel ’70 e un numero quasi algebrico di traslochi) fino alla nascita dei gemelli nel ’76, Andre e Latanisha.

Ed è allora che nell’entropia di Madelyne scatta un’accellerazione furiosa verso il “suo” male .. tu lo sai che ognuno di noi ha il “suo” male che lo attende paziente senza stancarsi mai, appollaiato sulla spalla sinistra che fa cra cra e dice “non ti salverai” oh non ti salverai mai …

Qui tutto si fa un po’ confuso e sacralmente banale.

Lei, Madelyne, non sopporta il pianto di quei due, non lo sopporta proprio e non può far altro che picchiarli, picchiarli fino a sentirsene stanca – ma, soprattutto, picchia quella stronzetta di Latanisha che pare nata per romperle.

E il cuore striminzito le si riempie di odio per quella piccolina perché proprio lei sembra il sigillo definitivo – elegante come un colpo di pistola – su quella sua vita di merda che si ripeterà sempre e sempre ancora uguale, senza remissione.

Poi, una sera del ’79, la va a trovare sua cugina Betty Lamour che ha sposato un macellaio all’ingrosso di Washington e che si è messa tutta in ghingheri per farla schiattare di invidia e lei ha lasciato i gemelli in cucina con Gregory e Sabrina e ha preparato la cena per tutti e si è tanto raccomandata che non facessero vedere quel loro brutto muso da negri.

Non vuole – capisci – che sua cugina vada in giro a dire che la loro vita è quella vita di merda che è. La snob!

E, quando Latanisha comincia a strillare, lei si precipita in cucina come una furia e senza dire niente la colpisce alla testa con il pugno chiuso e poi, ansimando, chiede agli altri perché cazzo quella stronzetta stia frignando (intanto a Latanisha le è venuta una faccia di fiamma quasi volesse strozzarsi con le sue stesse lacrime).

Ma Sabrina non fa in tempo a dirle che Latanisha non vuole mangiare quella fottuta zuppa di cipolla che il braccio della madre compie un ampio arco e ripiomba violento – col dorso della mano stavolta – sul capino della bimba. Il colpo è così forte che il piccolo corpo vola via, giù dalla sedia.

Cos’è successo? Cosa?

Latanisha sta lì per terra, vicino alla credenza e sulla tempia sinistra ha una piccola ferita da cui sgorga pochissimo sangue – ma rantola ferocemente.

Madelyne resta inebetita mentre Sabrina scappa nell’angolo buio e si mette a frignare e Gregory si inginocchia vicino alla sorellina e comincia a sussurrarle parole dolcissime e dei “sst, sst” amorosi e nel farlo le sfiora la bocca con la mano e un po’ preme e l’accarezza e la soffoca.

Storno via lo sguardo perché spesso il tragico è ridicolo.

E un usignolo malizioso mi sta suggerendo che i gemelli avrebbero potuto essere figli di Gregory e di Madelyne.

Oh sì, certo.

Ma tu sai cos’è successo dopo?

Madelyne avvolse il corpicino in carta da giornale e lo mise dentro dei grandi sacchi di plastica e lo ficcò dentro una sorta di armadietto di metallo e cominciò a portarsi dietro quell’arca in tutti i suoi traslochi.

E agli assistenti sociali che l’andavano a trovare ogni tre mesi raccontava che i gemelli erano dagli zii, a Boston.

E Andre era sul serio andato lì, in adozione.

Ma poi, qualche settimana fa, Andre dice a Francis, sua zia, che lui si ricorda di aver avuto una sorellina, una gemella, e che vuole sapere dove diavolo sia finita.

E vanno a trovare sua madre, Madelyne, che li accoglie in cucina, e offre loro della limonata e poi dice “non la sentite?” … Chi, cosa … “lei, una bambina che piange lontano lontano e chiama …”

E li porta all’armadietto e lo apre e mostra con il dito la piccola mummia.

Oh sì, una bambina da qualche parte sta piangendo.

Ora ficco tutto in un file segreto di cui neanche io conosco la password.

Perché, tu lo senti vero?, mi sto avvicinando alla scena finale del film un po’ perché temo d’annoiarti e un po’ perché non si può andare oltre, anzi, tutto dopo si richiude in un crepuscolo di fuoco nero che cala su me, su te, su Madelyne e la sua storia e su questa stessa pagina e se la divora.

Cenere alla cenere – siamo tutti e sempre colpevoli di tutto.

Tuo Eugene Puckstein.

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La minestra era buona

di Pamela (01/09/2004 - 23:14)

Adesso sono qui, nel lettino di ferro. Adesso è un tempo molto lungo. Prima era diverso, potevo correre e giocare e tutti potevano vedermi e parlarmi quando volevano. Nel tempo di adesso è
tutto cambiato, non c’è più fretta, neanche la fretta di crescere. Posso muovermi un po’, vado alla finestra e vedo la neve sul davanzale e sulla strada, vedo la gente che indossa cappotti. Poi, vado ancora alla finestra e vedo che la neve è sparita, c’è il sole e tutti hanno abiti leggeri e colorati e le ragazze indossano sandaletti. Nel tempo di adesso, un tempo quasi fermo, ho visto andar via Andre, il mio gemello, scalciando e urlando e l’ho visto tornare calmo e serio, grande come una montagna, come uno zio o come uno degli uomini che vedevo prima in casa. Non era più come prima, alto come me, cioè meno di un tavolo. Era grande. Anche Gregory, l’altro fratello è andato via ma non l’ho i visto tornare. Se n’è andato con degli uomini più grandi di lui, vestiti tutti uguali, che sono venuti a prenderlo, mettendogli dei ferri ai polsi. Lui non aveva voglia di giocare, ma è andato con loro senza dire niente, a testa bassa. Anche lei è cambiata, è diventata più sottile e ha tutti i capelli bianchi. Prima mi sembrava bellissima, una mamma bellissima. Adesso è solo triste.
Non era cattiva, la minestra. E’ quello che cerco di farle capire, ma lei non riesce a sentirmi quasi mai. Anzi, era una minestra buonissima. C’erano fagioli in scatola e verdurine varie che aveva preparato lei. Era buona, quella volta. Volevo mangiarla, ma non ho potuto.
Me ne sto qui, seduta sul lettino di metallo, nell’armadio. Qui mi riposo. Lei lo diceva sempre che i bambini piccoli si stancano subito e hanno bisogno di dormire tanto e di riposarsi. Non c’è tanto spazio, con tutte queste scatole intorno. Sono arrabbiata perché lei ha tolto i giocattoli dall’armadio. Erano miei, ma ce n’era qualcuno anche di Andre. Ma Andre l’hanno portato via e lei dice che è andato a stare meglio, e non gli hanno permesso di portare i suoi giocattoli, anche perché gliene daranno di più belli. Diceva anche che Andre non mi avrebbe mai lasciato e lei non l’avrebbe mai lasciato andare, è che proprio se lo sono preso perché noi siamo poveri e ai poveri capita di tutto, le cose più terribili.
 Credo che li abbia tolti, i miei giocattoli, perché Gregory li ha visti, quel giorno che cercava le sue scarpe da ginnastica. Per fortuna la mia copertina rosa me l’ha lasciata e non ho mai freddo. Quando Gregory ha aperto l’armadio, ho trattenuto il fiato e ho avuto paura, non so perché. Lui è il mio fratello grande, gli voglio bene perché mi faceva giocare, prima di adesso, anche se qualche volta cadevo, lui non lo faceva apposta, a farmi cadere. Però non volevo che vedesse che sono ancora qui. C’è qualcosa di sbagliato e di segreto, perché i bambini dovrebbero riposarsi nel loro lettino con le lenzuola e il cuscino con gli orsetti e non dentro l’armadio.
 Senza giocattoli mi annoio e a volte piango, quei pianti lamentosi di quando piantavo un capriccio. Non che abbia la forza di farli muovere, i giocattoli, di far camminare le paperelle con le ruote o di scuotere la bambola perché dica “mamma” ma almeno potevo guardarli, i miei giocattolini e sognare di giocare. Erano miei.
All’inizio non piangevo. Avevo tutte le mie cose, la mia copertina e anche il ciuccio. Lo so che sono troppo grande per il ciuccio, ho tre anni, ma lei nel tempo di prima mi aveva detto che me lo lasciava un altro po’, visto che ci tenevo tanto.
Lei, quando non la sentiva nessuno, mi parlava. Parlava della minestra, mi diceva che i bambini devono mangiarne tanta per diventare grandi come Gregory. Poi diceva cose che non capivo bene, che i poveri devono essere sani e forti, per lavorare e guadagnare e che mangiare c’entra con questo. Poi mi parlava di Andre, mi raccontava tutto quello che faceva. Non ce n’era bisogno perché io Andre lo vedevo sempre, vedevo che imparava delle cose nuove e interessanti, cioè per esempio accendere i fiammiferi, aprire il rubinetto del lavandino e guardare l’acqua riempirlo fino a traboccare. Per farlo bisogna arrampicarsi su uno sgabello che è difficile da trascinare, ma Andre è bravo.
Lei piange sempre. Finché c’erano Andre,Sabrina, l’altra nostra bambina che hanno portato via, e Gregory, piangeva solo la notte, quando nessuno poteva sentirla. Ora invece piange sempre. Piange e prega perché io abbia tanti giocattoli e tanti amichetti, dovunque io sia e piange e prega per i miei fratelli che sono andati via. Andre urlava, non voleva essere portato via da quella donna grassa, non voleva lasciarla e non voleva lasciare me. Lui sapeva che io sono ancora qui, qualche volta gli ho detto di fare delle cose e lui le ha fatte subito.
Lei non lo sa. Mi sente soprattutto quando piango, ma non sa che sono io. Vorrei gridarle che non è stato lo schiaffo a farmi volare via. Qualcosa si è rotto nella mia testa e stavo già male quando mangiavo la prima cucchiaiata di quella minestra buonissima. Per questo, per questa cosa che sentivo nella testa, ho smesso di mangiare e lei mi ha dato lo schiaffo, urlando che siamo poveri e dobbiamo mangiare per diventare sani e forti. Sono volata via non per lo schiaffo, che era solo uno schiaffetto piccolo, ma perché dovevo andare in un altro posto e già da un po’ lo sapevo, me lo aveva detto il mio amico segreto, quello che nessuno, neanche Andre, vedeva.
C’è la luce, una bellissima luce calda che mi attira moltissimo. Dentro la luce so che ci sono altri bambini, giochi, tante mamme buone, che non picchiano mai nessuno, non sono mai nervose e sanno cantare nenie dolcissime per farti addormentare, ti prendono in braccio e ti cullano. So che potrò scegliere quella che preferisco o andare dall’una all’altra, per essere coccolata. Ma non posso lasciarla. Finché non volerà via anche lei, e allora capirà, devo rimanere qui, cercare di farmi sentire da lei, continuare a gridare che la minestra era buonissima. Così forse smetterà di soffrire per me.


New York. Scoperto il cadavere di una bambina di tre anni, chiuso in una scatola di metallo, nell’appartamento della madre. La morte risale a vent’anni prima. La donna è stata arrestata.

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