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La minestra era buona

di Pamela (01/09/2004 - 23:14)

Adesso sono qui, nel lettino di ferro. Adesso è un tempo molto lungo. Prima era diverso, potevo correre e giocare e tutti potevano vedermi e parlarmi quando volevano. Nel tempo di adesso è
tutto cambiato, non c’è più fretta, neanche la fretta di crescere. Posso muovermi un po’, vado alla finestra e vedo la neve sul davanzale e sulla strada, vedo la gente che indossa cappotti. Poi, vado ancora alla finestra e vedo che la neve è sparita, c’è il sole e tutti hanno abiti leggeri e colorati e le ragazze indossano sandaletti. Nel tempo di adesso, un tempo quasi fermo, ho visto andar via Andre, il mio gemello, scalciando e urlando e l’ho visto tornare calmo e serio, grande come una montagna, come uno zio o come uno degli uomini che vedevo prima in casa. Non era più come prima, alto come me, cioè meno di un tavolo. Era grande. Anche Gregory, l’altro fratello è andato via ma non l’ho i visto tornare. Se n’è andato con degli uomini più grandi di lui, vestiti tutti uguali, che sono venuti a prenderlo, mettendogli dei ferri ai polsi. Lui non aveva voglia di giocare, ma è andato con loro senza dire niente, a testa bassa. Anche lei è cambiata, è diventata più sottile e ha tutti i capelli bianchi. Prima mi sembrava bellissima, una mamma bellissima. Adesso è solo triste.
Non era cattiva, la minestra. E’ quello che cerco di farle capire, ma lei non riesce a sentirmi quasi mai. Anzi, era una minestra buonissima. C’erano fagioli in scatola e verdurine varie che aveva preparato lei. Era buona, quella volta. Volevo mangiarla, ma non ho potuto.
Me ne sto qui, seduta sul lettino di metallo, nell’armadio. Qui mi riposo. Lei lo diceva sempre che i bambini piccoli si stancano subito e hanno bisogno di dormire tanto e di riposarsi. Non c’è tanto spazio, con tutte queste scatole intorno. Sono arrabbiata perché lei ha tolto i giocattoli dall’armadio. Erano miei, ma ce n’era qualcuno anche di Andre. Ma Andre l’hanno portato via e lei dice che è andato a stare meglio, e non gli hanno permesso di portare i suoi giocattoli, anche perché gliene daranno di più belli. Diceva anche che Andre non mi avrebbe mai lasciato e lei non l’avrebbe mai lasciato andare, è che proprio se lo sono preso perché noi siamo poveri e ai poveri capita di tutto, le cose più terribili.
 Credo che li abbia tolti, i miei giocattoli, perché Gregory li ha visti, quel giorno che cercava le sue scarpe da ginnastica. Per fortuna la mia copertina rosa me l’ha lasciata e non ho mai freddo. Quando Gregory ha aperto l’armadio, ho trattenuto il fiato e ho avuto paura, non so perché. Lui è il mio fratello grande, gli voglio bene perché mi faceva giocare, prima di adesso, anche se qualche volta cadevo, lui non lo faceva apposta, a farmi cadere. Però non volevo che vedesse che sono ancora qui. C’è qualcosa di sbagliato e di segreto, perché i bambini dovrebbero riposarsi nel loro lettino con le lenzuola e il cuscino con gli orsetti e non dentro l’armadio.
 Senza giocattoli mi annoio e a volte piango, quei pianti lamentosi di quando piantavo un capriccio. Non che abbia la forza di farli muovere, i giocattoli, di far camminare le paperelle con le ruote o di scuotere la bambola perché dica “mamma” ma almeno potevo guardarli, i miei giocattolini e sognare di giocare. Erano miei.
All’inizio non piangevo. Avevo tutte le mie cose, la mia copertina e anche il ciuccio. Lo so che sono troppo grande per il ciuccio, ho tre anni, ma lei nel tempo di prima mi aveva detto che me lo lasciava un altro po’, visto che ci tenevo tanto.
Lei, quando non la sentiva nessuno, mi parlava. Parlava della minestra, mi diceva che i bambini devono mangiarne tanta per diventare grandi come Gregory. Poi diceva cose che non capivo bene, che i poveri devono essere sani e forti, per lavorare e guadagnare e che mangiare c’entra con questo. Poi mi parlava di Andre, mi raccontava tutto quello che faceva. Non ce n’era bisogno perché io Andre lo vedevo sempre, vedevo che imparava delle cose nuove e interessanti, cioè per esempio accendere i fiammiferi, aprire il rubinetto del lavandino e guardare l’acqua riempirlo fino a traboccare. Per farlo bisogna arrampicarsi su uno sgabello che è difficile da trascinare, ma Andre è bravo.
Lei piange sempre. Finché c’erano Andre,Sabrina, l’altra nostra bambina che hanno portato via, e Gregory, piangeva solo la notte, quando nessuno poteva sentirla. Ora invece piange sempre. Piange e prega perché io abbia tanti giocattoli e tanti amichetti, dovunque io sia e piange e prega per i miei fratelli che sono andati via. Andre urlava, non voleva essere portato via da quella donna grassa, non voleva lasciarla e non voleva lasciare me. Lui sapeva che io sono ancora qui, qualche volta gli ho detto di fare delle cose e lui le ha fatte subito.
Lei non lo sa. Mi sente soprattutto quando piango, ma non sa che sono io. Vorrei gridarle che non è stato lo schiaffo a farmi volare via. Qualcosa si è rotto nella mia testa e stavo già male quando mangiavo la prima cucchiaiata di quella minestra buonissima. Per questo, per questa cosa che sentivo nella testa, ho smesso di mangiare e lei mi ha dato lo schiaffo, urlando che siamo poveri e dobbiamo mangiare per diventare sani e forti. Sono volata via non per lo schiaffo, che era solo uno schiaffetto piccolo, ma perché dovevo andare in un altro posto e già da un po’ lo sapevo, me lo aveva detto il mio amico segreto, quello che nessuno, neanche Andre, vedeva.
C’è la luce, una bellissima luce calda che mi attira moltissimo. Dentro la luce so che ci sono altri bambini, giochi, tante mamme buone, che non picchiano mai nessuno, non sono mai nervose e sanno cantare nenie dolcissime per farti addormentare, ti prendono in braccio e ti cullano. So che potrò scegliere quella che preferisco o andare dall’una all’altra, per essere coccolata. Ma non posso lasciarla. Finché non volerà via anche lei, e allora capirà, devo rimanere qui, cercare di farmi sentire da lei, continuare a gridare che la minestra era buonissima. Così forse smetterà di soffrire per me.


New York. Scoperto il cadavere di una bambina di tre anni, chiuso in una scatola di metallo, nell’appartamento della madre. La morte risale a vent’anni prima. La donna è stata arrestata.

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