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CLEOPATRA

di Pamela (03/10/2004 - 18:56)

Da cleopatrareginadegitto$schiavomessaggerosiriaco.iter

A: marcantonio.triumviroenonsolo@fastmar

Oggetto: Lettera amorosa

Allegati: segreti

Risposta a carico del mittente

 

Caro Antoniuccio mio, generale orsetto,

 

Ti mando questo messaggero, il più veloce che ho trovato in città. Spero che ti porti presto questa missiva amorosa. Sbrigati a scrivere la risposta, perché sono ansiosa di sapere che combini, lontano da me, perdippiù a Roma, città tentacolare e pericolosa. Per indurre il messaggero a tornare velocemente, fagli una zuppa di fave e miele, con finocchietto selvatico: ne va pazzo. Gliel’ho promesso che l’avresti fatta preparare e un’altra lo aspetta qui, l’ho già messa in caldo. Evita che vada in giro per Roma senza accompagnamento di un vecchio saggio. Potrebbe infilarsi in qualche postribolo, a cui non è abituato, e allora ce lo siamo giocato.

Bando ai preamboli, passo alla missiva vera e propria.

Oggi ho fatto le solite cose, niente di speciale. Ho fatto giustiziare un paio di delinquenti: una mia ancella di poco conto che è stata sorpresa a provarsi i miei calzari, sai quelli con gli scarabei di lapislazzulo. Mi ha fatto arrabbiare non tanto per i lapislazzuli, ma perché è una che si lavava poco. Io non è che glielo dicessi, glielo facevo capire con garbo, mi mettevo a parlare di oli da bagno, di profumi speziati e deodoranti, sai com’è. Niente, lei da quell’orecchio non ci sentiva. Un po’ mi dispiace perché era brava a mettere in ordine. Sai che io sono un po’ casinara e mi faceva comodo una che rimettesse a posto le vesti dopo che me le ero provate e che buttasse i papiri illustrati dopo che il sarto di corte aveva copiato i modelli, agggirando il legittimo diritto di esclusiva dei sarti inventori, sancito dalla legge romana e siriaca ed esteso a tutto il mondo finora conosciuto, come da accordi diplomatici verbali. Il vantaggio di stare alla periferia dell’Impero è che nessuno viene a sapere che porti delle vesti abusive.

Un’altra piccola esecuzione è stata quella di un nobile, ma non della mia famiglia, come al solito, questo no, c’era solo una lontana parentela e non ci siamo mai frequentati perché lui stava al Cairo, sai quel villaggio polveroso nei pressi delle Piramidi. Questa esecuzione è avvenuta senza troppa pubblicità perché lui era accusato di sparlare di noi due, la solita storia della ragazza madre che non la sposa nessuno e tutti gli uomini già impegnati approfittano di lei. Diceva anche che tu stai con me per i soldi, roba da non crederci. Che io devo pagarmi i gigolo, manco fossi una matrona romana che va a gladiatori. Che anche Cesare, se stava con me, con il naso che mi ritrovo, doveva avere i suoi buoni motivi.

A proposito, ti mando questo piccolo innocuo messaggio amoroso: se so che hai rivisto Ottavia, tua moglie, ti cavo gli occhi. Però mica ti lascio, ti tengo come amante anche cecato. E qui puoi notare la profondità del mio amore: potrei far presto a trovarmene un altro che mi guardi e mi dica quanto sono bella, nonostante il naso. Invece no, continuerei ad amarti, anche se non puoi più guardarmi. Io saprei che quando mi dici che mi vedi bella, mentiresti sapendo di mentire.

Lo so che è difficile, stai a Roma, nella stessa città, non puoi far finta di non conoscerla, lei metterà di mezzo gente, ti farà invitare alle stesse feste, farà scontrare la sua portantina con la tua, per costringerti a scendere per vedere i danni subiti, a costo di spettinarsi, ma sappi che hai le mie spie alle calcagna. Vedi tu, a buon intenditor…

I tuoi figli mi fanno disperare. Da quando te ne sei andato a Roma, anche Cesarione mi fa diventare matta. Se ne va in giro per Alessandria  con una banda di giovani deficienti che fanno scherzi alle vecchie signore, suonano i campanelli e attaccano briga con i più piccoli. Pare che prima di fare le loro scorribande fumino delle sostanze inebrianti. Quando mi ritorna a casa ha un sorriso da ebete. Se non fosse mio figlio, lo farei arrestare. Vedi di scrivergli qualcosa di molto duro, che qui non se ne può più. Minaccialo di venderlo come schiavo ad una carovana diretta alla terra dei.Parti. Se glielo dico io, non ci crede.

I piccoli stanno sempre a bisticciare, da quando sei partito, si vede che sentono la tua mancanza. Approfittano della loro posizione regale e divina, per picchiare con bambole e cammellini di peluche le serventi, che poverine non possono reagire e devono sempre venire a chiamare me, per sgridarli. Il piccolo Filadelfo ha gettato pappa e latte dappertutto, schizzandoli sulle ancelle e per tutto il quartiere dei bambini, neanche stesse facendo il bagnetto nel Nilo. Lui si è divertito molto, ma è dovuta intervenire una squadra di pulitori. E’ inutile dire: “Quando arriva papà so’ cavoli tuoi.” Sanno che starai via parecchio e che, quando tornerai, io mi sarò scordata delle loro marachelle. Quindi vedi di tornare presto, perché qui la situazione è ingovernabile.

Spero che nel tuo bagaglio non manchi niente, di essenziale. Però quando sei partito e non eri più a tiro di messaggero, mi sono accorta che non hai preso la tua copertina, quella con le paperelle, che ti confezionò amorosamente la tua nutrice barbara quando eri ancora un lattante, senza la quale non riesci a dormire, a meno che tu non ricorra a qualche giara di quello buono. Te la mando con il messaggero in un pacco anonimo, involtata in una toga preziosa, in modo che nessuno capisca la tua debolezza, che se lo sanno i nemici sono cazzi acidi: te la rubano e ti fanno passare le notti in bianco, così non sarai più quel valente guerriero che tutti conoscono. Hai dimenticato qui anche il tuo talismano, il dente della lucertola che uccidesti da bambino, fingendo che fosse un drago. Quello non te lo posso mandare, non saprei come occultarlo, non sembra proprio un dente di leone, né di tigre, però stai tranquillo, che sto pregando Iside, con cui sono in ottimi rapporti, per la tua salvezza e soprattutto perché tu non incontri quella megera casalinga di tua moglie, una che non ha mai lavorato in vita sua e non ha idea di cosa significhi fare la sovrana.

Un’ultima cosa: oggi è successo un fatto strano. Stavamo mangiando gli spaghetti all’aspide, quando improvvisamente un lampo a ciel sereno ha colpito la mensa e si è sentita una risatina non umana, forse divina. Il tavolo di marmo che mi avevi regalato tu è andato in pezzi, magari  ci possiamo fare un mosaico, ma io mi sono un po’ preoccupata. Secondo te che significa questo prodigioso avvenimento?

Aspetto ansiosamente il tuo ritorno, ma non diciamolo a nessuno, che non è consono al mio lignaggio..

Baci divini (me lo posso permettere, lo sai, io e gli dei siamo molto intimi)

 

La tua ranocchietta Cleo

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