CRONACHETTA
Oggi il grande evento. Mi è già costato un giorno di ferie. Non per il reading, cui sarei potuta arrivare tranquillamente distrutta, in piedi dalle cinque e mezza, in viaggio pendolare dalle sette, quando è ancora notte, ma per una prevista colluttazione con la stampante.
Ieri ho provveduto ad andare dal parrucchiere, cosa che avviene regolarmente ogni cinque, sei anni, in occasione di eventi eccezionali: riconquista di un uomo refrattario, crollo di un muro che divida in due una città, clamorosa mia vincita al lotto. Ho giudicato che un imprevisto reading meritasse il sacrificio di estenuanti discussioni con il parrucchiere sulla lunghezza delle chiome. Egli propone l’ultima moda di Parigi e io quella di Bombay.
C’era il problema della stampante. Le mie stampanti nuovissime si ostinano a non funzionare, se non in presenza di tecnici qualificati. L’ultimo studente di ingegneria informatica che l’aveva visionata, aveva diagnosticato che bisognava cambiare la cartuccia dell’inchiostro, cosa che lui non poteva fare, avendo egli formulato la sua diagnosi di sabato sera, a negozi chiusi. La cartuccia nuova mi attendeva tristemente da settimane, il libro di istruzioni aveva il segnalibro alla pagina giusta, ma io avevo sempre mal di testa, mal di pancia, energia bassa o qualcos’altro per la testa. Oggi dovevo farlo, assolutamente. Ho armeggiato per mezz’ora, molto lentamente e cercando la massima perizia operativa, neanche fosse un’operazione di chirurgia avanzata e sperimentale. Sembrava tutto a posto, ma la stampa veniva male. Pulire la testina, ecco cosa dovevo fare. L’ho pulita innumerevoli volte, finché ho ottenuto una stampa accettabile. Nel frattempo, avevo provveduto a stampare molte cose, non sapendo bene cosa avrei letto, ma nessuna tratta dal mio blogbook. Ormai era tempo di andare.
Arrivo all’appuntamento con Girolamo in anticipo. La piazza nei pressi del locale è ben frequentata: giovani vestiti disinvoltamente brandiscono bottiglie di birra e vino, schiamazzano oppure bisbigliano misteriosamente, scambiandosi forse euro e misteriosi minuscoli involti. Escludo la maggior parte dei presenti: troppo informali. D’altronde, ho visto una foto di Girolamo su Lifejacket e nessuno gli assomiglia. Accendo una sigaretta. Diverse persone straniere mi si avvicinano a gruppi, chiedendomi una sigaretta. Mento e dico di averle finite. Non voglio un contatto troppo ravvicinato con le loro bottiglie di birra e l’abbigliamento estroso. Finita la mia sigaretta, mi rendo conto di non poterne accendere altre per ingannare l’attesa: ufficialmente non ho sigarette. Mi dedico ad una meditazione sulla nocività del fumo.
Diversi passanti mi lanciano uno sguardo indagatore. Forse non corrispondo al tipo di persone che frequentano il sito. Finalmente Girolamo arriva, ma io non lo riconosco. Lui si avvicina esitante. Ha visto una mia foto su Kinglear, con i capelli lunghi. Proprio ieri li ho tagliati e sono mezzo metro più corti. In compenso lui proprio stamattina ha tagliato la barba e i baffi che ho visto su Lifejacket. Entriamo in un bar, ci sediamo e facciamo conoscenza. Finora ci siamo sentiti solo per telefono, fortunosamente. Io chiamavo e dicevo “Ciao, sono Pamela” Mi arrivavano all’orecchio fruscii, disturbi, rumori molesti di sottofondo e una voce che urlava: “Maledizione, questo cazzo di telefono non funziona mai. Adesso lo butto via.” Solo dopo alcuni minuti di ingiurie da lui indirizzate all’apparecchio telefonico, riuscivamo a stabilire una normale conversazione. Lui è straordinariamente giovane, ha occhi straordinariamente chiari, un eloquio piacevolmente torrenziale e molto entusiasmo per questi reading che sta organizzando, senza risparmio di energie.
Girolamo mi parla della sua vita di studente fuorisede, del suo lavoro alla Caritas. Adesso c’è l’emergenza freddo e ha molto da fare. Naturalmente parliamo di blog. Lui non ha un blog a causa di un bicchiere di brandy versato sul suo portatile, tempo fa.
Il posto dove devo fare il reading è una galleria d’arte. I quadri sono tutti enormi. E’ anche una vineria, il locale. Presto vengono predisposti dei tavoli e relative sedie. I gestori sono giovani e simpatici, si prodigano perché sia tutto perfetto.
Arriva La Talpa, che è venuto solo a salutarmi. Non potrà rimanere, perché la metropolitana cessa le corse alle nove. Arrivano persone avvertite da Girolamo. Mi rammarico di non aver chiamato qualcuno dei miei amici. Ho pensato che troppa gente che conosco mi avrebbe imbarazzato più del dovuto, almeno questa prima volta. Siamo pochi, forse una dozzina.
La luce è troppo bassa per i miei occhi. Mi ostino a non portare occhiali, anche perché il mio disturbo non è fisso, la mia vista si alza e si abbassa, anzi ultimamente sta migliorando. Dico che non vedo, non vedo bene i fogli. Disappunto generale, panico mio. La luce non si può alzare. Forse non potrò leggere. Finalmente spunta una lampada che viene puntata sui fogli. Metto il primo foglio proprio sotto il cerchio di luce.
Bene, comincio. Leggo qualche post del mio blog e alcuni miei racconti ospitati su altri blog. Noto con orrore che nessuno ride quando leggo qualcosa di divertente. Non oso alzare gli occhi per vedere se almeno sorridono. Dovevo leggere per un’ora, ma stimo di averlo fatto per molto più tempo. La voce si comporta bene, a parte un po’ di emozione, a tratti. So di stare leggendo male, non riesco a concentrarmi. Tra un racconto e l’altro, parliamo di blog. Comincio a sentirmi a mio agio. Comincia a piacermi questa cosa, un gruppo di persone che ascolta quello che ho scritto, che ascolta le mie storie. Mi chiedono di leggere qualcosa dal blogbook, ma non ho niente, se non il libro, stampato a caratteri molto piccoli. Confesso: l’ho scritto, ma ancora lo devo leggere, devo trovare una giornata di sole o una lampada giusta. Soluzione del problema: legge Girolamo.
Mi piacerebbe trattenermi. So che gli altri vanno a cena in un ristorante arabo nelle vicinanze, ma io non posso. Faccio appena in tempo a prendere l’ultima zucca in partenza dalla stazione Termini, che per fortuna è vicina. Girolamo, gentilmente, mi accompagna.
Ringrazio Girolamo e gli altri organizzatori, ringrazio i gestori del locale e tutti quelli che sono venuti al mio reading.





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