IL FURTO
Sua madre comprava le sigarette, il sale, francobolli e lei rimaneva indietro. Si inchiodava davanti all’espositore di caramelle. Erano lì, a portata di mano, multicolori, saporose, promettenti, dolcissime oppure dolciamare. Bastava tendere la mano per prenderle, nessuno se ne sarebbe accorto. Bastava un nulla, un salto della volontà. Esitava nel desiderio. Entrava nel desiderio. Assaporava i sapori. Il rumore delle pastiglie di cioccolato ricoperte di sapore di caramella che agiti nel contenitore di cartone colorato, la carta che involge ogni singola caramella produce un fruscio promettente, allegro, quando la togli. Scartare le caramelle è il momento migliore. Il cioccolato che si scioglie in bocca mescolato a sapori di frutta e zucchero. I colori: verdino puntinato di bianco zucchero, rosa e addirittura rosso, il giallo del limone. Non chiedeva alla mamma di comprarle: sapeva già che non l’avrebbe fatto. Non ne voleva una confezione, ne voleva tante, le voleva tutte. Le altre bambine uscivano dai negozi con le caramelle in mano, lei no. I gelati solo quando c’erano altri bambini che ottenevano il gelato, le cui mamme erano amiche della sua, altrimenti poteva scordarselo.
Poteva prenderle, le avrebbe prese, no, non poteva, non sapeva dove metterle. Il suo vestito non aveva tasche, non poteva nasconderle.
Rimase a guardare l’espositore, finché la madre non le afferrò la mano e la tirò via di malagrazia, facendole anche un po’ male.





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