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RAPPORTO ESAURIENTE E DETTAGLIATO

di Pamela (27/06/2005 - 17:50)

Cara Banca committente,

La nostra missione è compiuta, ma parzialmente fallita. Siamo riusciti a trovare la fuggiasca, ma non siamo riusciti a convincerla a tornare, né con le buone, né con le cattive. Abbiamo promesso interessi più interessanti, un aumento del prestito, abbiamo indossato le maschere di Carnevale che mettono paura, abbiamo provato anche con i denti finti da vampiro. Niente. Con grande soddisfazione facciamo notare che i nostri rivali, le forze dell’ordine, brancolano ancora nel buio.

Dopo le solite indagini sul territorio nazionale (interrogatorio di molti bloggher, del portiere, dei familiari e altri che abbiamo raggiunto con degli astuti stratagemmi e travestimenti, dopo una decisiva indagine nella libreria dell’aeroporto cittadino), siamo finalmente partiti alla volta della terra più selvaggia del pianeta. La località in questione è ottima perché non c’è traffico e non c’è smog e i pomodori crescono che è una meraviglia.

Il viaggio è stato compiuto in parte con mezzi di fortuna, abbaimo chiesto passaggi ai tir, ci siamo imbarcati come clandestini o mozzi su navi di linea e mercantili, nonché aerei di linea e privati (sugli aerei non assumono mozzi, ci siamo dovuti limitare  alla clandestinità. Abbiamo proseguito tra mandrie di pecore e di bufali, in cui ci siamo introdotti sotto mentite spoglie. Abbiamo anche viaggiato a dorso di cammello, di elefante, di balena. Alla fine l’abbiamo trovata, ma non vi diciamo come eravamo ridotti.

Per avvicinarla ci siamo finti giornalisti. L’interrogatorio, quindi è camuffato da intervista. Tutti  i complimenti sui suoi scritti e le adulazioni sono state omesse per brevità.

Firmato: Premiata ditta “Tranquilli, Ve Li Troviamo Noi” Agenzia di Acciuffamento Scappati.

 

 

NOTA SPESE:


            I prezzi sono segnati a parte, in foglio segreto, da leggere seduti e calmi, per evitare svenimenti e malori vari

 

Abitino avvitato con gonna corta,  scarpe strette e scomode con tacco altissimo, parrucca cotonata color tinto rossiccio (travestimento da collega femmina)

 

Finti gioielli veri, tipo madonna di Loreto che ha fatto molte grazie e miracoli,  pasti in sovrappiù per raggiungere il peso-forma ideale, cosmetici teatrali, grembiule vezzoso azzurro, parrucca finto biondo vistoso (travestimento da donna delle pulizie)

 

Abito firmato che cade male, scarpe Church, penna e orologio costosissimi, camicia stirata con stiraeammira ma con piegoline residue tipo moglie che non sa stirare, maschera con ruga sulla fronte da persona seria, maschera con enorme sorriso segreto di autocompiacimento da alternare all’altra, quando si pensa di non essere osservati (travestimento da capoufficio)

 

Completo grigio scuro di Oviesse, cravatta azzurra, camicia fuori moda, scarpe superlucide, maschera con sorriso accattivante a molti denti (travestimento da rappresentante di elettrodomestici porta a porta)

 

Tunica bianca in tessuto pregiato, lisa e rammendata qua e là (travestimento da santone)

 

Turbante e abito orientale bucato in molti punti da fachiro

 

Cuscini per simulare enorme sovrappeso impossibile da raggiungere di persona a meno di sbancare la banca committente tramite nota spese nonché fare strage di animali di molte taglie, fuseaux, maglietta orribilmente aderente, reggiseno cadente e strabordante, scarpe nuove linea comfort già cedenti al peso sovrastante, parrucca nera lunga (travestimento da vicina di casa)

 

Maglietta firmata imbottita a simulare muscolatura palestrata, jeans usati, mocassini vissuti, PC portatile modello superato, zainetto da pernottamento in casa altrui (un altrui di sesso femminile), sostituibile con borsa viaggio per lunghi week-end in similare casa altrui, maschera con aria soddisfatta di sé e della vita in genere e maschera con aria seria e severa da alternare (travestimento da psicanalista o psichiatra)

 

Sahariana, camicia e pantaloni costosi ma stropicciati e un po’ macchiati, gli strappi no, ormai ce l’hanno tutti, occhiali spessi con montatura vistosa e parrucca a cespuglio di colore a piacere, ma preferibilmente rosso carota (travestimento da giornalista)

 

Velli di pecora modello casual

 

Pelli di bisonte modello sportivo (il tutto proveniente da animali morti di vecchiaia perché essere investigatori non basta, siamo anche animalisti)

 

 

 

INTERVISTA

 

“Lei ci ha dichiarato di aver fatto tutte le scelte, di aver preso tutte le decisioni  della sua vita spinta dalla lettura di un libro. “

 

“Infatti, dicevo che mi sono innamorata perdutamente parecchie volte sull’onda della lettura di romanzi rosa e romanzi d’amore in genere. Ho deciso di scrivere dopo aver letto Piccole Donne, lettura che mi ha anche indotto a diventare una donna affascinante. La mia emulazione era divisa tra i personaggi di Jo (ragazza maschiaccio, appassionata di lettura e scrittura, che soleva leggere su un albero, mangiando le mele dello stesso) ed Amy (smorfiosetta amante delle cose belle e molto curata nell’immagine, che sposa il ragazzo ideale: bello, intelligente e ricco)”

 

“Alla base della sua fuga, di un cambiamento di vita così radicale ci deve essere un libro, ci dica quale.”

 

“Beh, il libro è quello di Franz Krauspenhaar, “Cattivo sangue”. Il protagonista non fa altro che fuggire e inseguire gente per tutta l’Europa. Mi ha comunicato il gusto della fuga, mi ha fatto pensare all’inutilità e alla staticità della stanzialità, almeno di quella che vivevo prima. Ormai mi sembrano passati secoli da quando ero costretta a svegliarmi prima dell’alba, a rincorrere treni e metropolitane, ad arrivare col cuore in gola in ufficio, a cercare di rabbonire utenti inferociti e viperame vario. E’ un libro molto istruttivo: basta vedere che fine fa il protagonista, che non ha avuto la forza di andarsene in tempo, appena i primi sintomi di malessere da capi rompiqualcosa e vita metropolitana si sono manifestati. Il finale non posso raccontarlo, altrimenti non ve lo comprate più, il libro..”

 

“Qui come si trova?”

 

“Bene, non credevo, sa? Il giardino è rigoglioso, le gatte si sono ambientate benissimo a causa dei serpenti e degli scorpioni da cacciare, senza contare il risparmio su scatolame e croccantini. Ho il mio orto e faccio piccoli traffici con i nativi: cosmetici in cambio di vettovaglie e abiti, marmellate e sottaceti contro una corsa Cotralelefante di settantacinque minuti.. Inoltre opero guarigioni miracolose mediante aspirina e buscopan, ma anche propoli, tea tree oil e estratto di semi di pompelmo. Insomma, non mi manca niente, anzi vivo nell’abbondanza.”

 

“Come si tiene in contatto con l’Occidente?”

 

“Per ora non mi tengo, ma volendo ho il mio portatile, comprato a rate il giorno prima di partire. Lo uso solo per scrivere e finire finalmente i miei centoventi romanzi.”

 

“Come pensa di pagare le rate?”

 

“Non ci penso. Sa, non lavorando più, non ho un introito sufficiente.  Sono pronta a restituirlo, se se lo vengono a prendere. Anzi, pensavo che voi foste loro, quelli del negozio dove l’ho acquistato.”

 

“Lei è stata vista in un aeroporto comprare una copia del libro di Franz Krauspenhaar. Non ha pensato al rischio? Il libro è stato notato in molte sue tappe, è per questo che siamo riusciti a trovarla.”

 

“Non potevo farne a meno. Non l’avevo ancora finito e l’avevo dimenticato a casa, nella fretta. Dovevo procurarmi un’altra copia a tutti i costi. Non è un libro che si possa lasciare a metà. Dico questo nonostante fossi saltata già alla fine, ma mi mancava tutta la parte tra la metà e la fine. Potevo ordinarlo in una libreria on-line, come faccio con gli altri, sarebbe stato meno rischioso, ma non ho potuto aspettare.”

 

“Si rende conto di essersi radicata in un altro posto? Adesso non potrà più fuggire da qui, ha relazioni, una casa, un orto e un giardino che non può abbandonare, commerci ecc..”

 

“Ma no, da qui non è necessario fuggire. Quando me ne voglio andare, chiudo casa, metto le gatte in due trasportine, prendo un elefante al volo, ho la fermata proprio qui davanti , e vado via. L’orto e il giardino li regalo ai nativi. Non ho bisogno di permessi dal lavoro, che magari non te li concedono, di chiudere i contratti delle utenze, il conto in banca, disdire gli abbonamenti. Andarsene, in Occidente, è un vero e proprio lavoro Meglio fuggire.”

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LA FUGA

di Pamela (02/06/2005 - 23:57)

“Mi domando se è quello il modo di stendere i panni.”

“Palazzi, non ti agitare. Sembrerebbe che li abbia messi semplicemente a scolare, ancora strizzati, con l’intenzione di stenderli come cristo comanda in seguito.”

Palazzi aprì la portafinestra, facendo una certa fatica. Dal terrazzo strillò: “Guardi che sono asciutti.”

“Allora, li avrà dimenticati.”

“Mi dica lei se una donna che decide di sparire dimentica i panni stesi in questo modo barbaro. Come faceva a dimenticarli, se ogni volta che girava appena gli occhi se li trovava davanti, davanti alla finestra del soggiorno, alla destra del PC? La cosa più  naturale, per chi sta ore al computer, come ci hanno detto svariati testimoni che lei era solita fare, non è guardare ogni tanto fuori dalla finestra?”

“Palazzi, ai panni stesi ci pensiamo dopo, tu non toccare niente, che se troviamo il cadavere la scientifica si incazza, o magari ti incolpa di omicidio, sai, gli errori giudiziari…”

I due poliziotti si aggiravano a disagio nella piccola stanza. Palazzi accennò a sedersi, ma ci rinunciò  subito, dopo aver saggiato la solidità di una sedia. L’ispettore, più magro, sedette di fronte al PC.

“Io comincio da qui, tu intanto vai nella stanza da letto e vedi che libri ci sono. La gente che scappa, spesso prende ispirazione da un romanzo che sta leggendo.” Intanto tolse, prendendoli con un fazzoletto e deponendoli sulla scrivania vicina, la boccettina di smalto beige rosato, rossetto e matita assortita, tre anelli d’oro e un mazzo di chiavi, due pacchetti di Marlboro dure vuoti, che giacevano accanto alla tastiera e sul piano del monitor.

Dopo qualche minuto Palazzi tornò.

“Non aveva detto di non toccare niente?” chiese l’agente.

“Si, vabbè, ma come si fa a lavorare con tutta questa roba intorno?”

“Capo, stava leggendo due libri: quello di Biondillo deve averlo finito, a giudicare dalla macchia di caffè in una delle ultime pagine. Quello di Krauspenhaar ha un segnalibro quasi a metà. Ce li dovremo leggere anche noi.” Si interruppe di colpo “Si sente male, capo?”

“Mioddio, non è possibile.” L’ispettore, pallidissimo, con gli occhi sbarrati,  guardava il monitor “Ci aspettano giorni e settimane di lavoro. Lei scriveva, capisci? Era una grafomane. Centinaia di lettere nella posta elettronica, nella cartella amici, senza parlare delle cartelle dedicate ad amici singoli. Quel che è peggio, aveva un blog. Sai cosa significa questo? Contatti sparsi per tutta l’Italia, possibili nascondigli, vie di fuga, strade per l’estero. E quando la troviamo più?”

“Se era grafomane, aveva certamente un diario, capo.”

“A volte mi sorprendi. Quasi quasi ti propongo per una promozione.”

Palazzi arrossì vistosamente e si affrettò a cambiare discorso. Quando era contento si vergognava.

“Non ho capito una cosa, però. C’è tanta gente che sparisce in continuazione e nessuno si preoccupa. Perché ci accaniamo su questo caso?”

“Ci sono pressioni dal suo ambiente lavorativo. Ultimamente era rimasta una settimana da sola, senza il suo partner, che era in ferie, e aveva accumulato dell’arretrato. In loco vogliono che torni per smaltire almeno l’arretrato. Inoltre aveva chiesto un prestito in banca. Tutti i giorni viene il direttore della sua filiale a fare casino in commissariato. E’ illegale sparire ai Caraibi, mentre la tua banca e i colleghi soffrono.”

Palazzi si era avvicinato alle foto incorniciate. Ritraevano la ricercata, sola o in compagnia, in luoghi esotici, in tenuta da turista: shorts e macchina fotografica.

“Eh, se è stata in tutti questi posti qui, lo credo che…” L’ispettore lo interruppe.

“Ecco il diario. Oh no, ci sono svariati file di diario, ognuno di centocinquanta pagine. Leggeremo solo l’ultimo e solo le ultime pagine, dobbiamo scoprire..” si girò di tre quarti sulla sedia e lasciò la tastiera, picchiando con l’indice della mano destra su varie dita della sinistra, in lenta successione “A se è fuggita da sola o in compagnia (pollice), B (indice) se qualcuno l’ha costretta a farlo, ma non credo, C (medio) dove si è diretta, D (anulare) perché è fuggita, ma forse questo è il punto A (pollice).”

 

Alcuni giorni dopo, in commissariato. L’Ispettore e l’agente avevano un aspetto poco rassicurante: barbe lunghe, cravatte allentate, camicie stazzonate. Sembravano la pubblicità del Pinguino prima del Pinguino.

L’Ispettore stava dando gli ultimo morsi ad un panino. Parlò agitando una bottiglia di birra semivuota. “Sogni di fuga continui, per tutti i diari di cinque anni. Anche nei quaderni che fungevano da diario prima dell’avvento del PC, lo stesso. E’ una vita che sogna di fuggire, far perdere le tracce, sparire. Soprattutto ai tempi dell’ultimo fidanzato, dopo un litigio. Non è il tipo che fugge con un uomo, soprattutto desiderava fuggire da un uomo. Si era appuntata pure l’indirizzo di un’agenzia che ti fa sparire, ti procura una nuova identità, ti manda in posti dove non servono documenti e non c’è burocrazia. Lei teorizzava che chiunque dovrebbe poter sparire, se lo ritiene opportuno. Naturalmente, quando aveva la televisione, la sua trasmissione preferita era “Chi l’ha visto”.”

“Capo, io ho interrogato un mare di gente: vicini, negozianti, conoscenti, amici, ex fidanzati. Sembra che fosse una persona tranquilla, ultimamente era particolarmente riservata..”

“E ti credo, che era riservata, con quello che aveva in mente..”

“Dove si è diretta, secondo lei, lo abbiamo capito?”

“Se ha accolto i suggerimenti di Biondillo, dovrebbe essere a Milano, dalle parti di Quarto Oggiaro. Secondo Krauspenhaar, potrebbe essere in Francia, in Germania o in Olanda (lei a leggere dell’Olanda non ci era ancora arrivata, ma da segni e impronte digitali sul libro sappiamo che ha letto le ultime pagine e anche qualcosa qua e là, prima di arrivarci. Sappiamo che ha sempre fatto così, anche nei gialli deve sapere come va a finire la storia, è un tipo troppo curioso. Però sappiamo anche che l’Europa le va stretta. Da piccola sognava di fuggire in America, aveva un trip per gli States.”

“Trippe reglisteis? Capo, non parli difficile, per favore, lo sa che io ho fatto studi tecnici, le lingue non le conosco, né morte né vive.”

L’Ispettore non gli badò. Quando rifletteva, non badava a niente e a nessuno.

“Nei suoi paesi preferiti non può andare, a causa della zizzania seminata da Oriella Fallata, quella che si dà un sacco di arie e sta sempre incazzata. C’è scritto qui nel diario, dove se la prende anche con vari capi di stato e anche con certi copricapo improvvisati. Ci sarebbe anche questo elenco di posti dove vorrebbe andare, prima o poi.” Esibì un foglio trionfante, ma poi lo mise giù lentamente, dicendo con voce sepolcrale: “Ma sono settantotto, settantotto paesi o località amene.”

“Allora, capo, gettiamo la spugna?”

“Potrebbe essere ovunque, potrebbe spostarsi continuamente, per far perdere le tracce. Potrebbe aver cambiato colore dei capelli e degli occhi, statura e misura di reggiseno. Senz’altro, se ha smesso di lavorare, sarà ringiovanita. Però qui deve tornare.”

“Deve tornare, ma perché?”

“Presto la coglierà il rimorso e tornerà a casa. A stendere i panni come cristo comanda e senza meno a stirarli.”

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