UNA LIBRERIA
Una gondola, a Venezia, percorreva un canale. Era carica di persone, tutte mascherate. La sua scollatura era vertiginosa, ma lei era tranquilla, perché il seno che mostrava era veramente magnifico. La gondola andava, i giovani erano silenziosi, si preparavano al divertimento che avrebbero assaporato alla festa. Erano diretti ad una casa patrizia, illuminata da lampadari di cristallo, con mobili bianchi e dorati, dove altri amici li aspettavano.
Si svegliò e si ritrovò nel suo solito letto, con la sua castigata camicia da notte da diecimilalire al mercato, carina però. Sospirò perché il seno era sempre lo stesso, non era diventato più grande, come nel sogno o come quando prendeva la pillola. Si domandò perché non avesse mai avuto il desiderio di andare a Venezia. Ne aveva avuto molte volte l’occasione, ma aveva sempre trovato delle scuse logiche e decisive per non farlo.
“Eri una nobildonna veneziana. Quella vita non è stata felice” Milena parlava, come sempre, a voce altissima. I camerieri e i clienti al banco si girarono a guardarle.Era mezz’ora che la medium divorava pasticcini, nel bar dalle luci basse, dietro piazza Colonna. Il loro tè, all’uscita dell’ufficio durava un minimo di due ore. Ogni tanto Paola otteneva qualche informazione, qualche consiglio, frammisti a resoconti della vita di Milena, pettegolezzi sulle persone sconosciute dell’ufficio di lei, invettive contro i suoi dirigenti e i soliti discorsi di donne su moda, pettinature, negozi carinissimi.
C’erano ancora parecchi pasticcini davanti a Milena. Paola pensava al tempo che passava e a tutte le cose che non sarebbe riuscita a fare nella giornata. Ma era troppo importante avere queste informazioni, anche se per dieci minuti di vite passate doveva trascorrere alcune ore con Milena. Non che la sua compagnia non le piacesse, sembrava una brava donna con un sacco di problemi, ma erano mesi, ormai, che non faceva altro che vedere Milena.
“ Lui mi sta dicendo che eri una tessitrice turca, anzi curda, in una regione che ora corrisponde al Kurdistan. Eri la figlia del padrone di una piccola fabbrica di tappeti e ...”
“Una tessitrice!” Gridò Paola. Dalla macchina accanto un anziano la guardò con curiosità. Erano ferme ad un semaforo e i finestrini erano aperti. Paola rivolse all’uomo un’occhiata sdegnosa e continuò a parlare animata, ignorandolo.
“E’ incredibile. Io sono pazza per il telaio. Nella mia vita ne ho costruiti con le mie mani tre. Alla fine ho comprato una macchina per la maglieria, con cui si fanno cose più sbrigative, ma non ho mai tempo di lavorarci.. E poi la Turchia, ci sono stata, ci vivrei, è un paese che adoro e per cui ho nostalgia. Non mi sono mai avventurata nel Kurdistan, perché quando ho avuto la possibilità di viaggiare, cominciavano i problemi per i curdi e ho avuto paura, altrimenti la Turchia dell’est è uno dei primi viaggi che farei. E’ incredibile questa cosa che mi dici, mi stai spiegando il perché delle mie stranezze, di manie incomprensibili. Nel Duemila è anacronistico lavorare a telaio, richiede un tempo infinito. Insomma, con tutto quello che si trova in commercio, bisogna essere pazze o non avere proprio niente da fare per passare il tempo così, soprattutto noi che di tempo non ne abbiamo, con il lavoro che facciamo. Questo spiega tutto” Aveva parlato a raffica, entusiasta, mentre Milena ogni tanto le lanciava uno sguardo, sorridendo benigna.
“Faresti bene a trovare il tempo. E’ utile entrare in contatto con la nostra vera natura. Anch’io spesso faccio delle cose che non hanno più senso nel nostro mondo, ma sento che sono importanti per la mia serenità.”
“Per la mia serenità sarebbe importante ritrovare Marco.”
“Non ci pensare più, forse è in un altro continente, comunque è assente, non pensa a te. Sarebbe più semplice trovarne un altro, di uomo.”
“Puoi spiegarmi, può il tuo spirito guida spiegarmi perché Marco si comporta così con me, perché mi sfugge, pur amandomi? L’amore, non lo può nascondere.”
“Pesano le influenze delle vite precedenti passate insieme. Mia cara, non c’è niente da fare contro il karma, se non subirlo.”
“Tu sai come fare, come si fa a ricordare?”
“Non si può, ma non ti preoccupare, ti diremo tutto noi, io e il mio spirito guida”
Paola sapeva che stava mentendo. Aveva abbastanza conoscenza, letture e interesse per queste cose per sapere che mentiva. Non insistette, comunque. Questa faccenda della tessitrice, lei non l’aveva mai espressa, non aveva osato pensarla, ma ora si rendeva conto che la sapeva già. Almeno in questo Milena non mentiva.
“Posso aiutarla?” Paola, assorta nell’esame dei libri, in posizione scomodissima, quasi inginocchiata, trasalì. Non aveva visto, quando era entrata, l’uomo anziano, ingobbito, con occhiali molto spessi e i radi capelli bianchi equamente distribuiti e appiccicati sul cranio. Era probabilmente nascosto tra gli scaffali, intento a riordinare i libri. C’erano solo loro due, nel locale.
“Si grazie, sto cercando dei libri sulla reincarnazione. Mi interessano le tecniche di regressione alle vite precedenti, tecniche diverse dall’ipnosi, forse tecniche di visualizzazione.”
“Mi dispiace, ma quei libri non li ho letti, non ancora. Sa, ognuno ha le sue priorità. Però posso consigliarle dei libri per la protezione contro le aggressioni esterne, contro il solito malocchio, ma anche antidoti per vere e proprie fatture. Quello è il migliore”
Stava indicando un piccolo libro al centro della vetrina su strada. “Immagino che lei segua un insegnamento, in questo caso certe cose le saprà già, sotto qualche forma, ma le assicuro che la protezione non è mai troppa e questi metodi sono semplici ed efficaci.” L’uomo parlava lentamente, a voce molto bassa.
“E lei, segue un insegnamento, lei?”
“Naturalmente, ma mi consenta di non parlarne, almeno per il momento.”
“Va bene, prendo il libro sulla protezione, però vorrei trovare anche qualche testo con le informazioni che mi interessano ”
“Mi sembra di capire che lei abbia gravi problemi da risolvere, al più presto. Faccia così, tiri giù tutto lo scaffale, metta i libri su questo banco, li guardi, li sfogli, si metta comoda” fece apparire una poltroncina “stia qui tutto il tempo che vuole, faccia come se io non ci fossi, anzi io scompaio là dietro, dove ho dei libri, appena arrivati,da sistemare.
La piccola libreria nel centro della città era specializzata in testi esoterici. Aveva praticamente tutto. Alcuni erano vecchissimi, edizioni dell’inizio del secolo, quelli a cui, prima di leggerli, bisogna tagliare le pagine, che giacevano in attesa del lettore giusto. Tutto l’ambiente aveva un aspetto polveroso e trascurato, sembrava essere lì da millenni. Paola entrava nella libreria o, se non aveva molto tempo, si soffermava ad esaminare le vetrine, tutte le volte che passava da quelle parti. Era una zona della città che le piaceva molto, contro ogni logica, e volentieri ci avrebbe abitato. Nei giardini al centro di piazza Vittorio aveva passato dei pomeriggi bellissimi, seduta sola su una panchina a leggere e guardarsi intorno, anche se a dire il vero c’erano da guardare solo spacciatori e marocchini male in arnese sdraiati sui prati, oltre a qualche raro vecchietto del quartiere, prudentemente uscito senza soldi in tasca. Però l’aria era diversa, diversa dal resto della città. Lei sentiva una qualità, una vibrazione superiore, tanto forte da darle la nostalgia, quando ne era lontana, e il desiderio di ritornarci al più presto. Attribuiva la proprietà dell’aria alla presenza, al centro della piazza, della Porta Magica, una porta spalancata sul mistero. Nessuno era finora riuscito a decifrare l’iscrizione che recava. Lei aveva spesso immaginato di varcarne la soglia, resa purtroppo inaccessibile da una recinzione, e trovarsi in un altro mondo, un mondo parallelo, forse, oppure nel passato o nel futuro. Probabilmente, pensava, era solo un mondo di conoscenza e di saggezza, a cui si accedeva dalla porta.
Non lontano, su via Merulana, c’era la libreria, che lei frequentava da sempre, da quando l’aveva scoperta. La vetrina la attraeva e, ogni volta che passava, anche quando non aveva proprio soldi da spendere in libri, si fermava ad osservarla attentamente. Un tempo erano i testi di astrologia che la interessavano di più, ma dava volentieri un’occhiata anche ad altri libri. Adesso andava piano piano esaurendo lo scaffale dedicato alla reincarnazione: testimonianze, consigli, teorie diverse. Prendeva due o tre libri alla volta, perché non sapeva quando sarebbe potuta tornare. Ne erano rimasti pochi ormai, che non avesse letto. Stava quasi per arrendersi: era stanca di storie dei soliti bambini indiani o turchi che, quando iniziano a parlare, pretendono di vestirsi da uomo, dimostrano gusti decisi e conoscenze impossibili per la loro età, descrivono dettagliatamente un villaggio diverso da quello in cui vivono e dichiarano di avere moglie e figli. Tristissimo leggere degli incontri tra questi bambini e le loro mogli delle vite precedenti. Era stanca anche dei racconti di psichiatri americani che curano con l’ipnosi e fanno regredire il paziente, per sbaglio, oltre l’infanzia, fino a sconfinare in una vita precedente.
Eccolo, finalmente, il libro giusto. Aveva cominciato, senza molte speranze, a sfogliarne uno che non aveva notato le altre volte. Finalmente vide la descrizione della tecnica. “Ecco come si fa” si disse “adesso potrò farlo quando voglio, non devo aspettare i sogni. E non dovrò più subire le piccole angherie di Milena” Con quell’unico libro in mano, si voltò verso il gestore. Prima di pagare dovette trovare una scusa per non prendere un testo di alta magia che lui voleva a tutti i costi venderle. Quella volta lo deluse e lei sentì che la stava seguendo con gli occhi. Lasciando la libreria, si girò e lo vide scuotere la testa e mormorare: “Un po' di magia le avrebbe fatto bene”
Uscì dal tunnel ed entrò nella luce. La scena era piena di nebbia.
“I piedi, guarda i tuoi piedi!”
Abbassò lo sguardo e la nebbia si diradò, l’immagine si fece sempre più chiara. Erano piedi graziosi, piedi di ragazza. Aveva dei sandaletti di cuoio con dei minuscoli ciondoli, tanti ciondoli, sembravano d’argento. Anche le gambe erano belle, ma coperte da una lunga gonna, di quel colore che la aveva ossessionata tutta la vita, una certa tonalità di azzurro con piccoli disegni più chiari. La gonna arrivava alle caviglie. Non era una gonna, era un vestito, un vestito simile a quelli che comprava sempre. Capelli lunghi raccolti in una treccia, capelli neri. Orecchini, proprio come quelli nella gioielleria di Capri, che aveva lasciato a malincuore in vetrina, pensando che sicuramente li avrebbe trovati ad un prezzo inferiore, li avrebbe cercati a Roma: dei cerchi, non grandissimi, con tante perline pendenti e tintinnanti colorate. Eccoli, i suoi orecchini. Si interruppe per guardare la ragazza, per guardarla tutta. Era molto bella, i lineamenti regolari, quasi infantili, gli occhi grandi, il collo lungo e sottile. Era strano vedersi da fuori e da dentro, era una sensazione esaltante.
“Guarda la scena, cosa c’è intorno, chi c’è?”
Terra, arbusti isolati, una costruzione, forse una fortezza, no, un caravanserraglio, dei cavalli montati da uomini. Li vide prima sfocati, poi sempre più chiari.Un cavallo si avvicinava a lei. L’uomo che lo cavalcava le porgeva qualcosa, le stava offrendo una borraccia da cui bere. Aveva sete, infatti. Il sole stava calando. L’uomo la guardò a lungo e lei colse una rassicurazione nello sguardo. Il viso dell’uomo aveva un’espressione grave, severa, ma lo sguardo era sereno, era una promessa. Lei non aveva paura, come avrebbe dovuto. Sapeva di essere prigioniera, ma sapeva anche di avere un grande potere su di lui. Quell’uomo le piaceva, più di chiunque altro avesse mai incontrato. Le sembrava di non aver mai vissuto prima di quel momento, di aver soltanto aspettato di vivere.
“Guarda gli occhi. C’è quest’uomo nella tua vita attuale? Chi è?”
Lo guardò negli occhi e seppe che era Marco, il suo Marco.
Paola aprì gli occhi. Tratteneva la sensazione di freschezza e luminosità dell’aria, che aveva avvertito durante la regressione. Andare in quella vita passata era stata un’esperienza bellissima, felicità pura. Pensò a quello che aveva letto nei libri. Le regressioni come terapia, come cura dell’anima. Rivivere una vita passato dove è nato un problema serve ad alleggerire il karma, a sciogliere dei nodi.
Lo avrebbe chiamato. Ora sapeva dove trovarlo. Prima che lei tentasse le regressioni, Marco sembrava sparito dalla faccia delle terra. Perfino un certificato anagrafico, che lei aveva richiesto ad un’agenzia, lo dava come inesistente. Naturalmente l’agenzia aveva sbagliato, il certificato era sbagliato. Lui si era semplicemente trasferito a poche decine di chilometri da Roma, dopo essere stato diversi anni all’estero. L’aveva saputo da un conoscente comune incontrato per caso, pochi giorni prima. Ormai erano settimane che tornava in quella vita e aveva visto tutto: il rapimento della tessitrice dal suo villaggio, l’amore che nasce in condizioni strane, tra il rapitore e la prigioniera, viaggi di carovane nel deserto, la rivalità con un’altra donna, l’altra donna che lui aveva amato e che era la madre dei suoi figli. La tessitrice ed il suo uomo erano sempre insieme, finché non erano stati separati durante una battaglia. Lei l’aveva aspettato invano per il resto della sua vita, aveva sperato che fosse sopravvissuto e potesse tornare a prenderla, ma questo non era avvenuto. Paola aveva visto la donna uscire da una casa sulla spiaggia e guardare il mare con gli occhi pieni di lacrime. La sua nave non era mai arrivata, il mare era vuoto.
Sollevò il telefono al primo squillo, come faceva quasi sempre, visto che lo teneva accanto al computer.
“Sono Paola, ti ricordi? Un tempo eravamo fidanzati” Cercava di controllare la voce, ma la sua emozione traspariva. Dopo un breve silenzio:
“Paola chi? Ne conosco almeno tre, tutte più o meno fidanzate con me, in un modo o nell’altro”
“Quella che preferivi. Possibile che non ricordi la mia voce? Eppure ti piaceva una volta. Ti piaceva anche tutto il resto.” Lei avrebbe voluto avere un tono leggero, ma proprio non le riusciva, con lui. Il risentimento si stava facendo sentire.
“Ehi, con te non si può neanche scherzare! Se non sbaglio, dopo l’ultima volta che ti ho visto sei sparita, non senza avermi messo la casa a soqquadro.”
“Allora te ne sei accorto. Pensavo che non ci avresti fatto caso. Che avresti incolpato il filippino del disordine.”
“No, ho riconosciuto il tuo stile. Nel disordine sei impareggiabile. Nessun filippino ti tiene testa”
“Che ne diresti se ci vedessimo per rimettere tutto in ordine? Sono in un periodo calmo.”
“Quanti anni sono passati? Scommetto che tu lo sai, tu che ti annoti tutto in quel tuo diario misterioso.”
“Sei, ma non per colpa mia. Non riuscivo più a trovarti.”
“Infatti sono partito e sono tornato da poco, ma non era questo il progetto. L’idea era di rimanere negli States… Sarai cambiata. E se non mi piacessi più?”
“Anche tu potresti non piacermi più. Vediamoci e vediamo cosa succede”
Un attimo di silenzio, di esitazione. Lui stava soppesando la proposta, stava decidendo.
“Casa mia o casa tua?”
“Casa tua”
“Bene, così casomai ti seppellisco in giardino.”
“Mi è sempre piaciuto quel giardino”
“Ma se non l’hai mai visto”
“Mi piacciono tutti i tuoi giardini e comunque l’ho visto”
“Ah, allora hai fatto un sopralluogo”
“Certo, volevo assicurarmi che abitassi in un posto decente. Ne va del mio prestigio”
Paola prendeva coraggio, la voce diventava più sicura. Le sembrava facile e naturale, ora, scherzare, come avevano sempre fatto.
“Allora, vieni subito o devo aspettare?”
“Fra mezz’ora sono lì”
“Mi deludi, mi fai aspettare, pensavo che fossi qui fuori, alla cabina all’angolo”
“Ti concedo mezz’ora di tempo per ricordarti chi sono. Non sei contento? Così non farai gaffe quando mi vedi.”
“Le mie gaffe rimarranno sepolte con te”
“Va bene, ora chiudo e parto”
“Come hai fatto in così breve tempo a far crescere questo giardino tropicale? Palme, banani e tutti questi fiori”
“Ti confesso un piccolo segreto ma tienilo per te. Ho trovato il giardino già fatto. Io ho messo solo quella recinzione per la privacy e ho fatto altri lavori di poco conto. Comunque effettivamente se non l’avessi trovato, è così che l’avrei realizzato, ora che mi ci fai pensare.”
Prendevano il sole, seminudi, i parei quasi completamente aperti, tanto non c’era nessuno in giro. In effetti lui le aveva offerto dei bikini di cui si trovava per caso in possesso, ma lei aveva rifiutato, segretamente sdegnata. Non voleva litigare subito, quindi era passata sopra all’offesa.
“Ti alzi tu o mi alzo io?” chiese Marco.
“Perché alzarsi, si sta così bene qui” finse di non capire.
“Va bene, mi alzo io” disse lui con aria da martire “Cosa vuoi da bere?”
“Fai tu, ma che sia qualcosa di mitico”
“Una bevanda mitica per una donna mitica” disse lui serio, guardandola dall’alto, esaminandola tutta con lo sguardo.
“Non guardarmi così altrimenti divento mitomane” sorrideva, deliziata dallo sguardo di ammirazione.
.
Sedeva su una panchina, al centro del giardino, nei pressi della Porta Magica. C’era sempre quella luce particolare nell’aria, c’era energia intorno. Era diretta alla sua libreria preferita, quella dove aveva trovato il libro che aveva cambiato la sua vita, ma non aveva resistito al desiderio di fermarsi qualche minuto a ricevere…non sapeva bene cosa, sapeva che in quel luogo accadevano piccoli e grandi miracoli.
Si vedeva entrare nella libreria, salutare l’uomo a cui era grata. Sperava che non ci fosse nessuno con loro, come l’ultima volta. Voleva raccontargli quello che era accaduto, come il libro avesse portato un cambiamento totale nella sua vita: un amore riconquistato, una nuova serenità, un nuovo lavoro. Voleva raccontargli molte cose e raccomandargli di provare anche lui a fare delle regressioni.
L’uomo non era quello giusto. Ce n’erano due, nella libreria, ma erano troppo giovani. Forse sono i figli, pensò. Entrò e fu disturbata dalle voci troppo alte. Mentre osservava dei libri, sentì discorsi banali. Anche i libri non erano più gli stessi, di argomento esoterico ne rimanevano pochissimi. Quella libreria assomigliava a qualsiasi altra, la luce era troppo forte. Non riuscì a trovare libri che la colpissero, quelli dalla copertina grigia, ingialliti, con le pagine da tagliare, erano spariti. Si risolse a chiedere notizie dell’anziano signore.
“La libreria ha cambiato gestione.” Le disse l’uomo dietro il banco.” Il precedente proprietario l’ha ceduta per problemi di salute. Sa, alla sua età…Stiamo smaltendo i vecchi libri e ordinandone di nuovi. Faremo una libreria modernissima, dove può trovare tutte le ultime novità, tutto quello che desidera.”
LETTERA ANONIMA E SEGRETA
Caro cletus (massì, mi sei ancora caro),
Ti avevo già detto che non amo essere coinvolta in questi giochini per blogger navigati, io sono di un’altra pasta, un po’ scotta e collosa, forse, una pasta non puntuale e ligia al dovere, una pasta anarchica. Non voglio fare quello che fanno gli altri. Non voglio parlare delle mie cinque strane abitudini, per svariate ragioni: le mie strane abitudini sono molte di più di cinque e non voglio che eventuali corteggiatori in agguato (si, sono pure di una pasta antiquata) si facciano idee sbagliate o esattissime sul mio stile di vita.
Uomo avvertito mezzo salvato. Nessuno deve sapere che, cascasse il mondo, almeno una volta alla settimana io rimesto in una grossa ciotola un’orribile mistura di farina acqua e lievito naturale, madre di tutte le mie pagnotte, che si può senza tema di cadere in fallo, far risalire al pleistocene. La pasta madre va a male a tutte le massaie, per trascuratezza, dimenticanza, distrazione. Esse devono ricominciare tutto da capo, impastando nuova farina e nuova acqua e attendere un tempo variabile ma sempre lunghissimo (cioè superiore a qualche ora) perché il miracolo lievitoso si manifesti. A me non va a male, la mia pasta madre è sempre la stessa da tempo immemorabile. Quando il pane viene simile a quello commestibile, normalmente in vendita in boutique chiamate forni o anche panetterie, festeggio l’evento informando il parentado tutto e a volte inviando a mezzo corriere sottili, evanescenti fette miracolose (ho un forno piccolo). Sono solita anche organizzare festini trasgressivi e rave party a base di pane guarnito con raffinato olio d’oliva, ma non spargere la voce perché, come dicevo, il forno è piccolo.
Non vorrei mai che si venisse a sapere che, da quando faccio di professione la pendolare e per hobby mi diletto in un lavoro impiegatizio, sempre che riesca in tempo utile a raggiungere la mia postazione, sono solita svegliarmi alcune ore prima del sorgere del sole, per fare tutto con calma. Così impiego le ultime ore della notte a coccolare la mia ormai unica gatta, a viziarla con caramelle per gatti ed altre prelibatezze. Rimane molto tempo e allora mi siedo al PC, scrivo qualche sogno a beneficio del mio consumatore onirico, che me ne chiede sempre e non gli bastano mai. Oltre ai miei sogni vuole anche dei soldi. Quando esco dal suo studio mi sento sollevata e alleggerita: i miei sogni ei miei soldi sono in buone mani. Poi, se non sono troppo addormentata, provo a fare utili rituali magico-esorcistici per scacciare gli spiriti maligni e purificare la casa e la mia aura: brucio incenso al sandalo, faccio meditazione, brevi escursioni nelle mie vite precedenti, non per sterile curiosità, ma esclusivamente per migliorare i miei rapporti con i capi, con cui sono stata molto cattiva in precedenza, anche se nessuno di noi se lo ricorda più, trattandosi di mie mancanze di secoli fa. Questi viaggi nel tempo e nello spazio mi portano confortanti spiegazioni a tutto l’inspiegabile della mia vita e hanno il risvolto di essere molto economici, meglio dei last minute: al massimo mi viene fame e mi costano una ciotola di corn flakes e latte di soia. Faccio ancora in tempo a vestirmi di corsa e precipitarmi alla stazione, dove il mio treno aspetta che sia arrivata per potermi chiudere la porta in faccia.
Preferisco tacere che i miei libri più consumati e vissuti non siano capolavori immortali. Alcuni capolavori in mio possesso sono vistosamente nuovi e mai aperti, altri leggiucchiati qua e là, altri letti e rimossi in quanto finiscono male e mi intristiscono. I miei libri più frequentati sono manuali del tipo: “Come scrivere un best-seller senza sforzo in tre giorni nei ritagli di tempo mentre ti dedichi anche ad indispensabili faccende domestiche e parli al telefono ad esempio con cletus” “Sistemi economici e rapidi per vincere somme favolose al lotto ma anche al casinò investendo cifre irrisorie, permettendoti il lusso di licenziarti tanto la pensione non ti serve più” “Come investire i miliardi appena vinti al gioco se sei una sprovveduta ex-impiegata che non è abituata ad essere ricca” “I segreti dei grandi collezionisti per chi possiede francobolli insignificanti e monete che non hanno nulla di speciale ma toglie dal portafoglio perché pesano” “Antiche e rozze ricette di bellezza dell’età della pietra con ingredienti quasi impossibili da trovare e risultati non garantiti anzi improbabili” “Come aumentare la tua intelligenza, la tua creatività, la tua fortuna con piccoli innocui mantra da ripetere ad alta voce per ventisette ore al giorno senza far caso a lazzi e risate di chi ti circonda e ad eventuali licenziamenti in tronco, ripudio da parte di partner e interdizione di parentame”
Non farei cenno delle mie sane abitudini di navigare per siti apocalittici in cui apprendo che ufo cattivi si alleano con divinità malevole, colluse con la mafia siculo-americana, allo scopo di impoverire l’occidente a favore di una sconosciuta comunità residente su un’isola del mar dei Sargassi, composta di esseri intelligentissimi dalle sembianze di mezzo topo e mezzo medusa, che hanno intenzione di impadronirsi delle nostre menti. Tremo di paura mentre apprendo terribili verità, celate dai media e dai governi tutti e mi accingo ad affrontare una giornata lavorativa media con animo più leggero: il peggio deve ancora venire e allora nessuna vipera starnazzante può preoccuparmi.
Non potrei, a nessun costo, parlarti dei miei rapporti, reali o virtuali, con uomini, tantomeno di quelli con uomini non ancora reali ma non del tutto virtuali, della mia dissennata abitudine di chattare con sconosciuti fascinosi e soprattutto tenebrosi, belli non si sa, che scopro con orrore avere le sembianze del ragioniere del piano di sotto, indegno, a mio meditato parere, di un primo sguardo, figuriamoci di un secondo.
Poiché tengo in somma misura alla mia privacy, ti prego quindi, caro cletus, di astenerti, nel futuro, dal coinvolgermi in siffatti giochi blogghistici.
Con inalterata e inalterabile stima
Un’amica





Ultimi commenti