COMUNICAZIONE
Gammarth, Tunisia, parecchi anni fa. La spiaggia dell’albergo ha ombrelloni in paglia molto distanti tra loro. C’è pochissima gente e tutti prendono il sole in silenzio. I tedeschi sono in maggioranza. Un gruppo di adolescenti inglesi, è l’unica fonte di suono. Sono sordomuti, ma articolano parole, mentre i loro gesti sfidano il vento. Sono tutti buttati su asciugamani disposti ordinatamente, in fila, davanti ai primi ombrelloni. Le onde lambiscono i loro piedi. E’ un po’ che li osservo e li trovo simpatici.
Arriva un altro gruppo, con la pelle più scura. Sono anch’essi adolescenti, con costumi da bagno castigati. Altri gesti si intrecciano nell’aria, altre parole, parole arabe, vengono pronunciate, altri asciugamani vengono distesi, ordinatamente, in fila. Alcuni ragazzi stanno distesi, altri seduti, altri ancora in piedi.
Arriva il bagnino, gridando. Impegna una discussione animata con i ragazzi arabi. Scatto in piedi e mi avvicino. I ragazzi inglesi mi chiedono aiuto, in inglese. Il bagnino vuole cacciare i loro amici: non sono ammessi arabi, nella spiaggia dell’albergo e nell’albergo tutto, a meno che non abbiano una tessera di non so che club, in terra tunisina, quindi araba. Gli dico che i ragazzi stanno con me, sono miei ospiti. Veramente sarebbero ospiti dei ragazzi inglesi, ma forse un adulto, anche se donna, ha più influenza. Non si convince e inscena un altro tentativo per farli sloggiare. Allora lo minaccio. Dico che parlerò al direttore dell’albergo di questo increscioso episodio, anzi bisogna chiamarlo subito, il direttore. Se ne va borbottando. Capisco che ha un margine decisionale, altrimenti l’avrebbe chiamato lui, il direttore.
Durante la discussione e anche prima, osservando i ragazzi, avevo notato che gli arabi parlavano solo arabo e gli inglesi solo inglese. Adesso, appianate le cose, posso godermi lo spettacolo. Dei giovani che, se non avessero un particolare handicap, non avrebbero mai potuto comunicare, parlano, discutono, ognuno nella sua lingua ma comprendendosi perfettamente, ridono insieme, fanno i soliti scherzi che fanno gli adolescenti sulla spiaggia, vanno a farei il bagno in massa, tra spruzzi giganteschi. Questi ragazzi fanno un gran casino. Forse aveva ragione il bagnino.
CAPODANNO
Si annoverano due tipi di Capodanno: in coppia e da single.
Per quello in coppia non ci sono problemi. Se i due elementi della coppia sono innamorati, bastano un cuore e una capanna di minimo sessanta metri quadri, una modica quantità di stoviglie Ikea, un albero di Natale bonsai sul televisore, una pentola in cui bollono lenticchie ma senza cotechino, per carità e per il resto il menu può essere semplicissimo: alcuni chili di tradizionali verdure fritte, precedentemente preparate con amore dalla partner femminile nella di lei casa, un dolce vegetariano come ad esempio il pangiallo, assemblaggio di cioccolato e frutta secca mista, povero e dietetico, ma soprattutto la preventiva sopportazione e perdono, per un tempo variabile dai due ai sei mesi, di ogni provocazione e affronto arrecato dal partner maschile, che segretamente rinuncia malvolentieri ad un Capodanno caraibico da single.
Più problematici e necessitanti di particolari cure i Capodanni da single. E’ sufficiente cominciare a programmarli sei mesi prima, non un giorno di più. Sarà il caso di coltivare amicizie festaiole e brillanti, quelle che ti danno appuntamento alle due di notte davanti alla discoteca di grido o altro locale alla moda il martedì, proprio nel periodo in cui si è in superlavoro e conseguente leggera crisi depressiva, con sintomi di astenia e sonnolenza. Per recuperare il sonno perso prima di recarsi direttamente in ufficio, ancora vestita da discoteca, con abiti lustrinati e sexy, bisognerà aspettare la domenica successiva, ma vale la pena di fare un piccolo sacrificio. Le occhiaie che nessun copriocchiaie riuscirà a coprire, i leggeri mancamenti al cospetto di dirigenti, i colpi di sonno in metropolitana, la calligrafia incerta e tremolante, saranno un piccolo prezzo da pagare per ottenere un anno intero di successi e buona fortuna. Se non si è disposte a sacrificare il sonno, neanche per una buona causa, si ricorrerà per la notte di Capodanno, agli organizzatori non di professione, per carità, ma per hobby e spirito filantropico, i cui numeri non sono mai stati cancellati dalla nostra rubrica, perché non si sa mai, nella vita. Essi sapranno proporre feste e cene in luoghi insoliti, da raggiungere con cento chilometri di autostrada, venti di caicco e pochissimi a dorso di mulo, dove incontreremo moltissime persone interessanti, tra cui l’odiata collega di ufficio a cui abbiamo giurato di fargliela pagare, prima o poi, anzi no, la miglior vendetta è ignorarla, cancellarla con una grossa ics, attraversarla con lo sguardo quando la si incrocia in ufficio, come se fosse un trascurabile e modesto arredo. Ci imbatteremo anche nel ragioniere del piano di sotto, che fa il cascamorto in modo particolarmente viscido, nonché nel nostro nemico storico fin dai tempi del liceo, il cui nome avevamo giurato mai più pronunciare e la cui effige ci eravamo imposte di dimenticare. L’ambiente sarà originale ed estroso, anche se un po’ horror: ragnatele non si sa se coltivate o spontanee, tavoli zoppicanti, infissi e porte cigolanti, luci quasi inesistenti, ululati lontani. La cena sarà fredda ed insipida. L’organizzatore filantropo avrà anticipatamente riscosso le quote per la serata, non senza una certa insistenza e le avrà consegnate al gestore del locale, con cui si intratterrà a confabulare, scambiando banconote e bustine misteriose.
Alternativamente, potremo rivolgerci alle nostre migliori amiche. Si potrà, almeno un mese prima della fine dell’anno, iniziare a chiedere, dopo preventivo riavvicinamento e richiesta di frequentazione più assidua: “Che fai a Capodanno?” Si vaglieranno insieme le varie proposte, valutandole in base alla possibilità di incontrare principi azzurri, si cercherà di conoscere la lista degli invitati alle varie feste. Dopo vari incontri e telefonate, si farà il punto della situazione, elaborando una strategia.
“Alla festa di Marco ci sono piloti dell’Alitalia, ma bisogna fare un salto anche da Mira, dopo la mezzanotte, perché i suoi amici sono musicisti. A cena possiamo andare da Maurizio, dove troviamo istruttori isef e canoisti.”
“E le donne?”
“Chettefrega delle donne, concentriamoci sull’essenziale.”
Con le amiche, si passerà la serata e la notte di Capodanno in auto, recandosi freneticamente da un punto della città e dintorni ad un altro, diametralmente opposto, per poi tornare indietro, disegnando un tragitto a zigzag sospetto, rilevabile da qualsiasi satellite. Si arriverà ad ogni festa troppo presto o troppo tardi. Saremo le prime ad entrare in una casa ancora deserta, con gli abitanti in vestaglia Se non si sarà provveduto a cenare, magari nella propria residenza ufficiale, ci si nutrirà di avanzi e briciole, tartine ignorate dai più e canditi del panettone scartati da qualcuno. Lo spumante, nello stomaco semivuoto, farà uno strano effetto a chi è quasi astemia. Da questa catena di eventi, scatenata da appuntamenti molteplici presi precedentemente, scaturiscono vari fenomeni:
1) stappamento di bottiglia di spumante in macchina, dalle parti della Cassia bis, ove la mezzanotte ci sorprenderà in compagnia di sole donne, che consulteranno invano lo stradario per trovare una strada che è citata, ma non compresa nella cartina
2) racconti di prodezze da noi agite, tipo danza afro su tavolo insieme a tizio finlandese, nonché accapigliamento, privazione parrucca fluente e lotta tipo giapponese con contessa apparecchiatissima, la cui mise abbiamo dileggiato, che nella nostra memoria non hanno lasciato alcuna traccia. A riprova ci viene mostrata un parrucca mai vista prima, che è rimasta priva dell’apposita indossatrice
3) telefonate misteriose, nei giorni seguenti, da parte di uomini sconosciuti rievocanti nostre promesse e grande feeling, che noi non ricordiamo affatto
4) telefonate di uomini che preferiamo ignorare e se scopriamo chi gli ha fornito il nostro numero di telefono, anzi è meglio se non lo scopriamo perché siamo pacifiste. Ci rifiutiamo di credere che siamo state proprio noi a fornirlo, in preda ai fumi dello spumante, come essi asseriscono
5) risveglio in casa e città sconosciute su tappeto greco, circondate da persone sconosciute dormienti anch’esse su tappeti di varia origine geografica. La constatazione di essere, come gli altri, completamente vestita da sera tranquillizza sul fatto che nulla di ineducato sia potuto accadere nelle ore precedenti Breve ricognizione in cucina rivela completa assenza di polvere scura, nostra droga abituale ma ampia presenza di tè e tisane assortite: l’anno comincia male.





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