L'AMICA
Non che fossi innamorata di lui. Andrea era un giovane uomo affascinante, con cui il rapporto era più complice ed amichevole, che amoroso. Lo ascoltavo parlare, raccontare della sua vita e mi domandavo quando avesse trovato il tempo, nei suoi pochi anni, di accumulare esperienze, viaggi e conoscenze. “Quando abitavo negli squat di Londra” diceva, “Quando sono stato a lavorare a New York”, “Quando ho incontrato Sai Baba in India”.
Lo vedevo spesso, nel gruppo che frequentavo e ogni volta andavamo via insieme, lui si fermava a casa mia per la notte e scivolavamo da chiacchiere e risate, scivolavamo in fondo ai desideri.
C’era Luisa. Passavamo degli interi pomeriggi a chiacchierare, a casa mia o sua. Viveva in un mondo in cui tutto doveva essere essenziale e raffinato, gli abiti stravaganti, i libri fuori commercio, scovati in mercatini, gli oggetti antichi, i cibi esotici. Non avevo mai avuto amiche, prima di lei: se escludiamo la compagna di banco alle elementari, non avevo mai incontrato esseri di sesso femminile che destassero in me un particolare interesse. Con Luisa stavo bene, non mi annoiavo, anzi mi sembrava che il nostro stare insieme creasse una forza, che riportavamo nel resto della nostra vita. Accendevamo candele, prendevamo tè, studiavamo insieme cambiamenti di vita, scenari futuri, oggetti non ancora inventati. Lei mi spingeva ad uscire, la sera, a girare per locali con il gruppo di amici, ad evadere dal mio perenne isolamento.
Eravamo su un autobus, di ritorno da una delle nostre escursioni in città, alla ricerca di qualche oggetto o materiale che ci era indispensabile per vivere, ma era, naturalmente, molto difficile a trovarsi. Eravamo due che non si accontentano di quello che va bene a tutti. Avevamo chiacchierato di persone che frequentavamo, di vestiti, di vacanze, di mille cose, per un lungo percorso. Eravamo arrivate alla sua fermata, io avrei proseguito fino al mio quartiere. Era già accanto alla porta, che si stava aprendo, quando si girò verso di me e chiese: “E con Andrea, come va?”
“Non so, lui è strano…” ebbi il tempo di dire, ma già la porta si stava richiudendo dietro di lei. Non l’avrei più sentita per settimane.
Da quella sera smise di cercarmi, così la chiamai io. Era fredda, gelida, non voleva vedermi. Mi interrogai lungamente su eventuali mie colpe nei suoi confronti, ma non ne vedevo.
“Devo dirti una cosa bellissima.” La voce di Luisa era un concentrato di gioia e trionfo. “Sto con Andrea. Siamo molto innamorati.” Cercai il mio tono più neutro. “Tanti auguri.” Dissi e misi giù il ricevitore. Mi tenni lontana da lei, da quel momento in poi. Qualcuno mi disse, in seguito, che la sua storia con Andrea durò solo qualche settimana.
Luisa la vidi, anni dopo, in un’altra città. Eravamo con gruppi diversi di persone. Io e lei ci guardammo a lungo, sedute a tavoli diversi di un bar all’aperto, senza un sorriso, un cenno di saluto, finché qualcuno dei miei amici attirò la mia attenzione, chiedendomi qualcosa. Cominciai a parlare e mi dimenticai di lei.





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