IL MIO BLOGBOOK

Il mio primo libro. A giorni mi arriverà e potrò vederlo, soppesarlo, annusarlo, assaggiarlo, ascoltare il fruscio delle pagine che girerò. Un oggetto fisico che è il mio prodotto, la mia emanazione, un testimone tangibile del mio blog.
So già che mia sorella perderà la prima copia che le regalerò, distratta com’è, quindi ho previsto due copie, sperando che alla seconda stia più attenta. Mio padre attualmente non vede bene e dovrò leggerglielo io. Mio fratello dirà che scrivo solo scemenze. La mia cugina preferita, la disordinata, lo perderà di vista, attiverà tutta la famiglia per cercarlo, ma lo ritroverà fra dieci anni. In ufficio qualcuno dirà: “Ecco perché non arriva mai puntuale. La notte scrive, lei.” o anche “Quando si ha la testa tra le nuvole, non si rende sul lavoro.” Fra duemila anni, una copia sarà trovata miracolosamente ancora leggibile, tra le rovine di una villa romana di un certo cletus1, villa dell’era primitiva berlusco-leghista.
Presto gli amici eviteranno di affollarsi intorno a me, tutti avranno incombenze urgenti che li chiamano o motivi per starmi lontano, schiacciati dall’imbarazzo per non averlo ancora acquistato o letto. Ho visto lo stesso fenomeno prodursi anche con il blog: c’è stata una moria di PC e di connessioni internet, tra la gente che frequento, ma anche sopraggiunte incapacità tecniche, perdite di memoria e di bigliettini con l’indirizzo del blog, senza contare canarini e criceti improvvisamente bisognosi di cure ventiquattr’ore su ventiquattro, sedute dal parrucchiere che si protraggono per dieci ore e problemi condominiali diffusi.
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